Yo soy Fidel

di Aldo Feroce

Il 30 novembre 2016 la salma del Comandante partiva alla volta di Santiago de Cuba, ripercorrendo a ritroso lo stesso tragitto che Fidel Castro intraprese nel gennaio 1959, a pochi giorni dal trionfo della rivoluzione, per raggiungere L’Avana

Yo soy Fidel

di Aldo Feroce
Testo a cura di Laura Pezzenati

Il 30 novembre 2016 la salma del Comandante partiva alla volta di Santiago de Cuba, ripercorrendo a ritroso lo stesso tragitto che Fidel Castro intraprese nel gennaio 1959, a pochi giorni dal trionfo della rivoluzione, per raggiungere L’Avana

Era il primo gennaio del ’59, la capitale cubana accoglieva le due colonne dei ribelli in arrivo da Santa Clara, guidate da Guevara e Cienfuegos, mentre il dittatore Batista fuggiva negli Stati Uniti e Castro, dal suo quartier generale a Santiago de Cuba, si preparava a comunicare ai cubani la fine della lunga lotta armata. La Revolution aveva vinto. 57 anni dopo, la salma di Fidel ricalca la strada che vide il passaggio della “carovana della libertà”.

Il 27 novembre 2016 ha inizio il lungo “funerale del popolo”, 9 giorni di lutto durante il quale “tutte le attività e gli eventi pubblici saranno sospesi. La bandiera nazionale sarà a mezz’asta sugli edifici pubblici e militari”, come scrive Granma.cu. L’Avana saluta il suo Comandante in Jefe in una Placa de la Revolution gremita ed emozionata. Migliaia di persone in arrivo da tutto il paese accompagnano lungo il Malecon l’inizio del corteo funebre che scorterà le ceneri di Fidel attraversando l’isola da un capo all’altro, un viaggio di oltre 900 km per riportarlo in quella che è stata la culla della rivoluzione.

Su quelle stesse strade su cui guidava allora l’armata di «barbudos» che conquistò il favore del popolo, quello stesso popolo rende ora l’ultimo omaggio al “compagno Fidel.” Il piccolo feretro, di dimensioni quasi incongruenti rispetto alla grandezza dell’uomo che ha fatto la storia di un paese ed è considerato tra i più rilevanti leader politici del xx secolo, attraversa, avvolto dalla bandiera nazionale, città e villaggi dove gli abitanti, in particolare i campesinos che lo hanno sostenuto e protetto durante gli anni della guerriglia nella Sierra Maestra, utilizzano tutti i mezzi che hanno per poter assistere al passaggio e dare l’ultimo saluto all’eterno guerrigliero.

“Cuba es Fidel. Yo soy Fidel”. Una sola voce unisce un popolo intero che condivide un momento storico tanto importante quanto quello in cui la vittoria della Rivoluzione ha cambiato la storia di Cuba, e che con queste parole vuole identificarsi col suo leader e il suo lascito politico.

Generazioni di uomini e donne si incontrano, anziani che la Rivoluzione l’hanno vista arrivare e stravolgere le loro vite, insieme a bambini che con l’immagine di quest’uomo sono cresciuti. Contornati dai blu, dai rossi e dai bianchi della bandiera nazionale, danno un unico volto a questo corteo che sta accompagnando il Lider Maximo alla sua destinazione finale: il 4 dicembre, le ceneri di Fidel sono sepolte nel cimitero di Santa Ifigenia a Santiago de Cuba, come da lui richiesto, accanto a colui del cui pensiero e battaglia si è proclamato erede, José Martì, padre dell’indipendenza cubana.

La morte del Padre della Rivoluzione lascia una grande sensazione di incertezza negli animi e tanti interrogativi sul futuro dell’isola, ma nonostante tutto, come dice Sepulveda “Oggi è il giorno del ricordo rivoluzionario. È il giorno del dolore di coloro che ebbero il coraggio di compiere un grande e imprescindibile passo, abbandonare un’esistenza arrendevole e di sottomissione per unirsi al percorso senza ritorno della lotta rivoluzionaria”


Primo gennaio 1959 la 'Revolucion' ha vinto

Alberto Flores D'Arcais

La notte di Capodanno di trent' anni fa, il dittatore cubano Fulgencio Batista y Zaldivar stava attendendo con ansia le ultime notizie dal fronte militare

Da due anni il suo esercito non raccoglieva che sconfitte nelle campagne e nei monti dell' isola dei Caraibi e nelle prime ore del pomeriggio di quel 31 dicembre 1958 tutto era diventato più chiaro. Dopo una battaglia durata quasi quattro giorni, la colonna di ribelli guidata da Ernesto Che Guevara aveva infatti conquistato la città di Santa Clara, l' ultimo bastione nella disperata difesa dell' esercito governativo ormai in completo sfacelo. Le speranze del dittatore erano legate ad un improbabile miracolo, ma le notizie che gli portarono i suoi collaboratori non potevano essere peggiori. Le due colonne di barbudos guidate da Camilo Cienfuegos e dal Che erano ormai alle porte della capitale, anche l' Avana sarebbe presto caduta.

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SCHEDA AUTORE
Aldo Feroce
Fotocamera: Sony Alpha 7s
Obiettivo: 35mm, 25mm, 50mm

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