Gorkha

di Matteo Fabi

A più di un anno dal violentissimo terremoto che ha messo il Nepal in ginocchio, la ricostruzione di molte aree del Paese procede a rilento. Gli abitanti si sono quindi organizzati in un processo autonomo di ricostruzione delle abitazioni andate distrutte

Gorkha

Fotografie di Matteo Fabi
Testo a cura di Stefano Pontiggia

A più di un anno dal violentissimo terremoto che ha messo il Nepal in ginocchio, la ricostruzione di molte aree del Paese procede a rilento. Gli abitanti si sono quindi organizzati in un processo autonomo di ricostruzione delle abitazioni andate distrutte

Il 25 Aprile 2015 un fortissimo terremoto colpì il Nepal provocando più di 9000 vittime. Quando si verificò il sisma mi trovavo nel Paese per un internship di fotogiornalismo e precisamente a Lumbini, luogo natio del Buddha. La mia visa era in procinto di scadere, e varcai il confine indiano come da programmi. Sono tornato nel marzo 2016 e ho deciso di sviluppare andare all’origine del disastro: il distretto di Gorkha. Intrapreso un trekking attraverso i villaggi del circondario, sono giunto a Barpak, considerato l’epicentro della catastrofe naturale.  Il distretto ha grande valore simbolico per il Nepal. È dal regno di Gorkha che il re Prithvi Narayan Shah partì alla volta di quella che, nel XVIII secolo, fu la campagna di unificazione del Nepal, che arrivò ad estendersi ben oltre gli attuali confini. Purtroppo il prestigio storico e culturale, nonché l’essere di fatto la zona più colpita, non hanno contribuito a far sì che il distretto ricevesse il sostegno dovuto. Al contrario, paradossalmente, Gorkha è una delle aree dove il processo di ricostruzione stenta a decollare a causa di giochi politici, scarsa efficienza burocratica e una corruzione rampante. Nel contempo, gli abitanti dei villaggi, specie quelli più remoti, vivono ancora in temporanee costruzioni di lamiera o in tende. Il 25 Aprile 2016 è il primo anniversario del nefasto evento. I villaggi sono ancora un cantiere aperto; diverse zone sono letteralmente un cumulo di macerie. Grazie al supporto della Gorkha Foundation, un contatto reperito in loco, visito diverse scuole. Le lezioni hanno luogo in prefabbricati di alluminio o bambù allestiti di fianco al cantiere del nuovo edificio. Ben poche di queste costruzioni sono terminate. Tutti contribuiscono al processo di ricostruzione, compresi anziani, donne e bambini. Nonostante le difficili condizioni, i Nepalesi non si perdono mai d’animo: si rimboccano le maniche e si danno da fare. La serie di ritratti di persone coinvolte nella loro quotidiana lotta per il ritorno alla normalità ne mostra la forza d’animo e la resilienza.


Nepal, un anno dopo

Donata Columbro

Il 54% delle persone vive ancora in ricoveri temporanei, spesso vicino alle case crollate. I fondi ricevuti dal governo non sono ancora stati utilizzati, mentre le ong sono attive nonostante le difficoltà: tra le crisi dimenticate ecco come si vive in Nepal a un anno dal terremoto

Sono almeno 4,1 miliardi di dollari i soldi raccolti per la riabilitazione di case e edifici stanziati dalla conferenza dei donatori lo scorso giugno. Ma il governo nepalese non è ancora riuscito ad avviare la fase di post emergenza perché bloccato da una crisi istituzionale e amministrativa scoppiata poco dopo il sisma. È la situazione del paese un anno dopo il terremoto che ha ucciso più 8800 persone, distrutto 605.254 case e danneggiato altre 288.255 abitazioni in 14 distretti, secondo le stime dell’Onu. Anche molte strutture pubbliche fanno la stessa fine: 35mila le classi distrutte e ancora oggi più di 1 milione di bambini non hanno una scuola in cui tornare. Sono le conseguenze di due scosse, una di magnitudo 7,9, il 25 aprile, e l’altra, di magnitudo 7,3 con epicentro a 76 chilometri dalla capitale Kathmandu, che ha colpito il paese il 12 maggio. Secondo le stime del governo i danni ammontano a 5,17 miliardi di dollari, e se nel paese la percentuale di popolazione sotto la soglia di povertà è pari al 25%, entro il 2016 altri 700mila nepalesi rischiano di rientrare nella fascia di chi vive con meno di un dollaro al giorno.

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SCHEDA AUTORE
Matteo Fabi
Fotocamera: Nikon D7000
Obiettivo: NIkkor AF-S DX 16-85 mm f/3.5-5.6G ED VR

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Gorkha Foundation
Ansa.it
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Il reportage



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