Cuore bianco

di Camille Michel

Ummannaq in lingua groenlandese significa “a forma di cuore”. Questo nome è legato all’aspetto della sua montagna. Attorno ad essa, aggrappati alla roccia, vivono 1.282 abitanti

Cuore bianco

di Camille Michel
Testo a cura di Veronica Molese

Ummannaq in lingua groenlandese significa “a forma di cuore”. Questo nome è legato all’aspetto della sua montagna. Attorno ad essa, aggrappati alla roccia, vivono 1.282 abitanti

La vita quotidiana della Groenlandia è in piena metamorfosi, divisa tra tradizione e modernità, disastro ecologico e grandezza, abbandono e resistenza. L’isola di Ummannaq, 500 km a nord del Circolo Polare Artico, testimonia, pur nel suo piccolo, il profondo cambiamento.

Una montagna “a forma di cuore”, da cui il nome in groenlandese Ummannaq, osserva dall’alto l’evolversi della vita dei 1.282 abitanti dell’isola, prevalentemente cacciatori e pescatori. Una piccola comunità in un’isola custode di diversi e importanti tesori: il museo cittadino memore della storia e della cultura Inuit, tra cui le mummie perfettamente conservate di Qilaqitsoq, una grotta dei troll, un vero e proprio castello di Babbo Natale, una montagna di gneiss dal continuo mutamento cromatico di spire nere, bianche e rosse.

Pur lontana dalla frenesia delle metropoli, Ummannaq vive lo sconvolgimento dei cambiamenti climatici e dell’arrivo della modernità, che corrono veloci, imponendosi progressivamente. Lo scioglimento dei ghiacciai, dovuto al riscaldamento globale, e il sorgere di nuove infrastrutture moderne, figlie dell’ “occidentalizzazione”, hanno invaso il paesaggio. L’importazione di prodotti dalla Danimarca ha permesso un miglioramento nel soddisfare i bisogni della popolazione, ma la mancanza di un sistema di smaltimento dei rifiuti ha portato un forte inquinamento dovuto alle diossine, costituendo una minaccia per la salute degli abitanti e la sicurezza alimentare. Le automobili e gli scooter vanno sostituendo man mano i cani da slitta. Molti abitanti lasciano l’isola per la capitale Nuuk, che ne conta circa 16.000, attratti dalla ricerca di un lavoro e uno stile di vita più moderni, lontani dalla caccia alle foche e dalla pesca di halibut.

Il lavoro fotografico, realizzato tra aprile 2014 e marzo 2015 con il sostegno della Fondation Glénat, testimonia la metamorfosi della vita quotidiana all’ombra del “Cuore bianco”.


Accelera lo scoglimento dei ghiacci

G. Covone

Uno studio rivela che il cambiamento climatico sta minando il meccanismo naturale di protezione dei ghiacciai

Nella "Saga di Erik il Rosso", l'antico racconto nordico che narra le imprese dell'esploratore vichingo, si legge che egli chiamò la terra da lui scoperta Grönland (Groenlandia), "dicendo che la gente sarebbe stata più disposta ad insediarsi lì se avesse avuto un buon nome". Forse però non è lontano un futuro in cui vedremo in Groenlandia le distese di verde sognate dai vichinghi.

Lo studio pubblicato su Nature Climate Change
Un recente studio, pubblicato il 4 gennaio sulla rivista Nature Climate Change, dimostra che lo scioglimento della calotta di ghiaccio sta procedendo ad una velocità ben maggiore di quanto finora ipotizzato. È già noto che il recente innalzamento della temperatura media dell'atmosfera, degli oceani e dei laghi del nostro pianeta sta riducendo velocemente l'estensione dei ghiacci in Groenlandia. Il fenomeno desta preoccupazione a livello globale, dato che la calotta di ghiaccio della Groenlandia contiene circa il 10% dell'acqua dolce del globo.

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SCHEDA AUTORE
Camille Michel - www.camillem.net
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La Fondation Glénat


Il reportage



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