Krisis

di Daniele Pischedda

Un progetto che esplora il rapporto tra immigrazione e integrazione a Sassari, in Sardegna dove vive una nutrita comunità di richiedenti asilo

Krisis

Fotografie di Daniele Pischedda
Testo a cura di Davide Barbera

Un progetto che esplora il rapporto tra immigrazione e integrazione a Sassari, in Sardegna dove vive una nutrita comunità di richiedenti asilo

“Crisi”, dal verbo greco κρίνω (= krino), indica originariamente l'atto del separare e affonda le sue radici nel mondo agricolo in riferimento all'attività conclusiva della raccolta del grano, la trebbiatura. Era proprio durante questa fase che i chicchi di frumento venivano separati dalla paglia e dal loro involucro. Solo attraverso un annoso processo di slittamenti semantici e passando per ambiti specifici come quello medico, si è giunti alla predominante accezione negativa che il termine assumerà non prima della seconda metà del Novecento. Prima di allora l'evoluzione del vocabolo aveva mantenuto una sfumatura positiva e – senza alcuna forzatura linguistica – poteva riferirsi ad un miglioramento che trovava il suo presupposto in un momento di discernimento, di riflessione.

Allo stesso modo è tramite un fitto intreccio di sguardi e riflessioni, qui alla luce della loro peculiarità fotografica, che Daniele Pischedda indaga il fenomeno dell'immigrazione a Sassari. Stando ai dati diffusi dal Ministero dell'Interno e relativi all'anno 2015, gli immigrati giunti in Italia sarebbero 144.205, di cui 79.970 richiedenti asilo. Immigrati, richiedenti asilo, clandestini: il rischio che si corre è quello di perdere di vista, dietro una manciata di definizioni, il reale valore di ogni singola vita e della sua dignità; o, ancor peggio, stilarne una grottesca classifica. Spiega l'autore: “L’intento del mio progetto è quello di ragionare sul nostro sentimento di appartenenza, spesso esclusivo, tentando di fornire un punto di vista che faccia emergere tutta la ricchezza che può scaturire dall’incontro con la diversità”.

E' così che sulla superficie trasparente di una società liquida in continuo divenire va a sedimentarsi una figura nuova, che sempre più sarà la somma tra il nostro riflesso e le sagome della moltitudine di culture differenti con le quali conviviamo. Tuttavia non capita di rado che l'unica immagine che riusciamo a intercettare sia soltanto la nostra, rimandata da uno specchio, altro elemento che ricorre nella narrazione visiva di Pischedda e che idealmente esclude la possibilità di una totale e vicendevole assimilazione delle diversità. È innegabile che in questa direzione etnocentrica e sempre più dichiaratamente xenofoba si muova una certa politica nazionale ed internazionale, che fa dell'intolleranza nei confronti del “diverso” il proprio cavallo di battaglia: poco più di uno spauracchio elettorale alimentato da ignoranza e pigrizia intellettuale, teso ad arginare una commistione culturale che, oltre ad apparire inevitabile, vi è motivo di ritenere auspicabile.

Le immagini del fotografo sardo ci restituiscono la caparbietà di chi è alle prese con la ri-costruzione di un'identità che, pur mantenendo un forte legame con la propria storia, per certo recherà dentro di sé la ricchezza dell'incontro con usi e tradizioni differenti. Negli sguardi di questi uomini e donne, ora allegri, ora assorti, regna la consapevolezza di chi sa che il cammino si fa con l'andare; perché per dirla con Ivano Fossati e comunque la si voglia pensare, “ci vuole coraggio a trascinare le nostre suole da una terra che ci odia ad un'altra che non ci vuole”.


Smontare i luoghi comuni sull’immigrazione

di Jacopo Ottaviani

Un interesante articolo pubblicato su Internazionale dimostra attraverso sei semplici grafici come molte delle discussioni sul fenomeno migratorio si basino su dati inesatti e fuorvianti

Alla fine del 2013 l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) aveva annunciato il superamento di una soglia storica: per la prima volta dalla seconda guerra mondiale il mondo ha registrato più di 50 milioni di profughi. Un anno dopo il numero è arrivato a 59,5 milioni. Intanto, nei primi nove mesi del 2015 secondo l’Unhcr più di 411mila migranti hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere il vecchio continente, superando il totale degli arrivi nei quattro anni precedenti (dal 2010 al 2014). Le rotte migratorie sono cambiate, il tema è entrato nel programma di lavoro dei governi ed è al centro del dibattito pubblico europeo. In un contesto così complicato i dati possono aiutare a capire meglio la realtà.

Leggi l'articolo completo su Internazionale


SCHEDA AUTORE
Daniele Pischedda
Fotocamera: Canon 5D e Nikon D700
Obiettivo: Canon 50 mm f/1.8 II, Nikon 24-85 f/2.8-4, Nikon 35 mm f/2.0 D

LINK
Buongiorno Alghero
La nuova Sardegna
Unione sarda


Il reportage



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