Sarajevo

di Hassan Nezamian

Le ferite di Sarajevo oggi, a distanza di vent’anni dal conflitto che l’ha segnata per sempre

Sarajevo

Fotografie di Hassan Nezamian
Articolo di Matilde Castagna

Le ferite di Sarajevo oggi, a distanza di vent’anni dal conflitto che l’ha segnata per sempre

6 aprile 1992. I cecchini serbi aprono il fuoco su una manifestazione in nome della pace. Comincia così la storia dell’assedio di Sarajevo e della guerra serbo-bosniaca, che conterà oltre 30.000 vittime, fra caduti e feriti bosniaci, fra il 1992 e il 1995.

L’autonomia della Bosnia dalla Jugoslavia era stata dichiarata due mesi prima da croato bosniaci e bosniaci musulmani con il referendum di marzo. E’ a tutti nota la storia a seguire: Radovan Karadzic, spalleggiato da Slobodan Milosevic e Ratko Mladic, si dichiarò Presidente della Repubblica Serba diventando capo dell’esercito e uno dei principali responsabili del massacro di Srebenica, che da solo provocò 7000 vittime fra i musulmani nel 1995.

2 maggio 1992. Sarajevo è bombardata per la prima volta. Iniziano i 44 interminabili mesi di sangue nel cuore aperto dell’Europa. E’ l’assedio più lungo del ventesimo secolo, terminato tecnicamente con il cessate il fuoco dell’Accordo di Dayton nel 1995 e la dichiarazione di fine conflitto da parte del governo bosniaco il 29 febbraio del 1996.

Sarajevo oggi, 20 anni dopo. La città, che splendeva un tempo simbolo e perla d’integrazione e tolleranza, mostra le cicatrici di una cieca e rabbiosa follia nazionalista. Le più evidenti segnano i muri della città e ne costellano i cimiteri; le più nascoste appartengono al vuoto delle biblioteche distrutte; ma le più indelebili restano dentro gli occhi e nella memoria dei suoi abitanti.


Dietro le sbarre di Lukovica

di Edoardo Corradi

Lukavica è il quartiere serbo di Sarajevo dove è stato costruito un centro di detenzione per stranieri, la Guantanamo di Sarajevo

Aperto nel 2010, quando la “guerra al terrore” di bushiana memoria era ormai terminata, il centro di Lukavica non ha fatto a tempo a prendere parte alla rete di prigioni segrete della CIA in Europa orientale. Così è stato riconvertito per “ospitare” gli indesiderabili di oggi, quegli “arabi di Bosnia” divenuti oggi troppo ingombranti per gli alleati europei ed americani. Durante la guerra del 1992-1995 numerosi cittadini stranieri sono giunti in Bosnia per supportare i soldati musulmani bosgnacchi o solo per portare un contributo in termini di aiuti medici o logistici. Al termine del conflitto molti di loro sono tornati alle loro precedenti vite nei rispettivi Paesi, ma altrettanti si sono fermati in Bosnia naturalizzandosi. È il caso, ad esempio, di Imad Al-Husin, meglio conosciuto come Abu Hamza, siriano arrivato in Bosnia da studente negli anni ’80, e che dal 2008 è detenuto nella struttura di Lukavica, da lui soprannominata “Bosnatanamo”

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Hassan Nezamian - www.hassannezamian.com
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Osservatorio Balcani Caucaso
Rai News
Insieme per Sarajevo


Il reportage



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