Witness Journal organizza, il 5 maggio 2026 dalle ore 20:30 alle 22:00, un incontro online con Paolo Marchetti, tra i più affermati fotografi italiani nel panorama internazionale. Un’occasione per ascoltare dalla sua lunghissima esperienza, (tra 13 anni di cinema nel reparto Fotografia e 20 anni nel fotogiornalismo internazionale lavorando con i magazine più prestigiosi al mondo), cosa significa raccontare con le immagini, come riconoscere una storia e con quali metodi è concretamente possibile imparare a pensare fotograficamente.
Ci racconterà il suo protocollo e quali sono le prerogative irrinunciabili per elevare la propria fotografia ad un livello successivo. Durante la serata si approfondirà il ruolo e il metodo della fotografia documentaria: come nasce un’idea, come si sviluppa un progetto e come si costruisce una narrazione efficace attraverso le immagini. Il suo lavoro sarà raccontato anche attraverso alcune delle sue immagini più significative, offrendo spunti e riflessioni sul linguaggio visivo contemporaneo.
📅 05 maggio 2026
🕣 Dalle 20:30 alle 22:00
📍 Diretta online su YouTube
L’incontro sarà anche un momento di confronto: due soci di Witness Journal avranno infatti la possibilità di sottoporre i propri progetti fotografici per una lettura portfolio gratuita ricevendo consigli utili per far evolvere, migliorare e rendere più efficace una storia raccontata attraverso le immagini. Per candidarsi è necessario compilare questo form entro il 26 aprile, inviando successivamente un massimo di 10 fotografie alla mail formazione@witnessjournal.com
La serata sarà arricchita anche dalla partecipazione di due allievi che hanno preso parte a uno dei precedenti percorsi di formazione condotti da Marchetti per WJ, e che presenteranno i progetti sviluppati durante i laboratori.
Verrà anche presentato il nuovo workshop in programma a Bologna il 30 e 31 maggio 2026, “Bolo Frame 2”, un’esperienza formativa immersiva pensata per lavorare sul linguaggio della fotografia documentaria e sul concetto di “punto macchina”, elemento fondamentale nella costruzione di un’immagine efficace. Il workshop alternerà momenti teorici e uscite sul campo, con sessioni di editing e confronto diretto con il docente, per sviluppare uno sguardo più consapevole e una maggiore capacità narrativa. Un percorso rivolto a chi desidera migliorare concretamente la propria fotografia, affinando la capacità di osservazione e imparando a raccontare storie attraverso immagini più forti e significative.

THE PRICE OF VANITY:
Sappiamo tutti come funziona l’allevamento intensivo, che utilizza tecniche industriali per ottenere la massima quantità di prodotto al minor costo e utilizzando uno spazio minimo. Allo stesso tempo, sappiamo molto meno come funziona l’allevamento intensivo nel contesto dell’enorme commercio di pelli animali destinate al mercato mondiale dell’alta moda.
In questo ampio scenario, è coinvolto un lungo elenco di animali, e tra le specie più diffuse troviamo i coccodrilli, condannati anche essi all’allevamento intensivo per la produzione di indumenti di lusso. Il volume d’affari che ruota attorno a questo commercio ammonta a diversi milioni di euro.
Abbiamo chiesto a Paolo Marchetti di anticiparci alcune delle tematiche che verranno affrontate durante la serata e nel workshop:
Come nascono le tue storie e come imposti il lavoro una volta trovata l’idea giusta?
Il presupposto madre per concepire una storia che abbia una sua funzione comunicativa e un appeal sul lettore, è innanzitutto quello di lavorare all’idea, ovvero al messaggio principale che il mio progetto deve riuscire ad esprimere, personalmente ho sempre concentrato le mie energie sulle storie capaci di esprimere un peso politico, poichè come professionista, ho sempre coltivato una fotografia in grado di dare voce a circostanze socio politico economiche delicate, e come dico sempre, ai bordi dell’esistenza umana.
In secondo luogo, mi occupo fortemente della struttura narrativa dei miei progetti e alla loro architettura, dunque cerco di comprendere quale sia la forma più consona affinché quel determinato messaggio, scelto a monte del processo creativo, riesca visivamente a essere trasmesso davvero.
La fotografia è una lingua fatta di una sua grammatica, di regole ortografiche e soprattutto di una propria sintassi, dunque nella stesura della mia sequenza organizzo le mie idee letteralmente in frasi fotografiche capaci di creare un ritmo, ma dove la priorità sia e continui ad essere il contenuto, poiché l’aspetto più importante, oltre la bellezza estetica dei miei progetti, è senz’altro la sua funzione sociale e antropologica.
In poche parole, chiarezza di intenti tradotta in sequenza di immagini.
Quali sono gli elementi fondamentali per costruire oggi una storia fotografica efficace?
Gli elementi sono diversi e dipendono essenzialmente dallo scopo finale del fotografo. Esistono diversi e molteplici ambiti narrativi nell’approccio documentaristico e questi possono determinare modalità altrettanto differenti nella costruzione di un linguaggio e dei suoi significati.
Basandoci su principi base, ciò che è e sarà sempre funzionale è la capacità di raccontare “il mai visto e il mai detto”, ovvero ogni ambito inatteso e capace di svelare i retroscena umani, emotivi e sostanziali di una determinata storia, laddove anche questa fosse il reportage di una gattara sotto casa.
Dire con le foto, dunque mostrare ciò che le parole non riescono a fare (prerogativa essenziale dei linguaggi visivi) è la chiave per trovare un pretesto forte, credibile e che può sostenere una sequenza fino all’ultima immagine.
In poche parole, serve una buona idea (capace di esprimere un concetto comprensibile), un arco narrativo (ovvero una struttura organizzata di capitoli che si susseguono con un buon ritmo), un’estetica avvincente e sua maestà l’editing (cioè la capacità di saper scegliere le giuste foto e con quale sequenza farle dialogare tra loro.
Quali sono gli errori più comuni che riscontri nei giovani fotografi?
La mancanza più frequente che ho riscontrato in quasi 20 anni di insegnamento è una serie di ingenuità che sono risolvibili con un protocollo fatto di metodi applicabili per chiunque. Innanzitutto è sempre incredibilmente efficace comprendere i propri intenti narrativi, ovvero cosa si vuole dire con le foto e poi capire come e se la fotografia può esprimere queste idee.
Questo è di gran lunga l’errore più frequente, la mancanza di consapevolezza sui perchè.
Ciò che vedo nella maggior parte dei casi è procedere alla realizzazione di foto senza prima essersi interrogati sul fine narrativo. In buona sostanza sempre più riscontro che la logica della streetpohotography è ingenuamente applicata all’approccio documentaristico. La documentazione non è una passeggiata fotografica e non fraintendetemi, la streetphotography è un’eccellente palestra ma inciampare o costruire una foto non è nello stresso campo da gioco della fotografia reportagistica.
In vista del workshop di Bologna: su cosa lavorerai maggiormente con i partecipanti e cosa ti aspetti da loro?
Come detto i principi appena accennati sopra sono utili e fanno fare uno scatto migliorativo sempre e in ogni caso. Anche in un esercizio fotografico nella propria stanza si possono definitivamente applicare logiche sintattiche capaci di semplificare la traduzione di idee in immagini.
In poche parole, pensiero, organizzazione, realizzazione pertinente e aderente alle idee formulate ed EDITING. Migliorare moltissimo grazie e un nuovo atteggiamento è una realtà. È necessario ragionare prima di fare (e sia chiaro questo non toglie spazio all’istinto o alla creatività) ed è sorprendente verificare che ragionare con un metodo concreto è un processo replicabile per tutti, sempre.
Inoltre lavoreremo sul concetto di distanza fisica ed emotiva, di chiasso, di vuoto, di silenzio e di pieno. Approfondiremo la grammatica visiva e il famigerato punto macchina, il cuore pulsante di ogni linguaggio visivo.
👉 Non perdere questa occasione: segui l’incontro e scopri il workshop. I posti sono limitati, iscriviti e prenota il tuo posto!

REQUIEM CHILD:
In Nicaragua la precarietà economica e sociale spesso induce i genitori a scelte definitive ed estreme. Secondo studi recenti, circa 320.000 bambini e ragazzi tra i 5 e i 14 anni sono costretti a lavorare. Migliaia di bambini senzatetto vagano per le strade senza cibo, senza possibilità di istruzione e senza il sostegno di una famiglia. Molti di loro inalano colla. Ma il Nicaragua rappresenta solo una piccola parte del fenomeno; in realtà, in tutto il mondo questo fenomeno è enorme. Ad esempio, la stima dei bambini lavoratori di età compresa tra i 5 e i 17 anni ammonta a 215 milioni, di cui 115 milioni sono coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile (Fonte: ILO).

REQUIEM CHILD:
In America Centrale, e soprattutto in Nicaragua, nonostante l’istruzione obbligatoria sia prevista fino a 12 anni, secondo le stime della Banca Mondiale, circa il 10% dei bambini sotto i 18 anni vive e lavora per strada. Migliaia di bambini senzatetto vagano per le strade senza cibo, senza possibilità di istruzione e senza il sostegno di una famiglia. Molti di loro inalano colla. Qui in un centro di recupero gestito dalla ONG Terre des Hommes a Managua.

RE EDIT ROOTS:
Qui nello Yunnan, nella Cina meridionale, al confine con Vietnam, Laos e Myanmar. Lo Yunnan, noto come “il Paese a sud delle nuvole”, è la provincia più sudoccidentale e culturalmente diversificata della Cina. È un mosaico vivente dove oltre 25 minoranze etniche (come Bai, Naxi, Yi e Dai) convivono pacificamente. In alcune aree rurali come appunto lo Yunnan, le autorità locali hanno condotto campagne per sostituire le immagini religiose o tradizionali con ritratti dei leader comunisti. Qui Zhang 58 anni nella sua abitazione.

