We Are Water

WJ #165

L’Africa che resiste. Energia pulita e acqua potabile grazie alle fonti rinnovabili. Così si può combattere la siccità.

“Dove manca l’acqua, tutto diventa fragile: la terra, il lavoro, il restare.”

Arrivando all’aeroporto di Aeroporto Internazionale Aristides Pereira lo sguardo si perde davanti a un paesaggio inesorabilmente arido, modellato da terra, sabbia e pietre e interrotto solo da sporadici cespugli spinosi. L’isola di Boa Vista è una delle più desertiche tra le dieci isole vulcaniche nell’oceano Atlantico, privo di fonti naturali di acqua potabile, battuto da forti venti che portano sabbia dal Sahel e dal Sahara, con precipitazioni limitate e frequenti periodi di siccità che impediscono la crescita di una vegetazione. A Varandinha, una delle aree più belle dell’isola, conosciuta per le sue spettacolari formazioni rocciose, una grave crisi idrica stava causando l’abbandono delle aree coltivate da parte degli agricoltori della zona. Sulla strada per raggiungere il villaggio ci imbattiamo in uno dei pochi pozzi all’aperto. Il livello di salinità di questi pozzi, con gli anni è aumentato. A causa dei cambiamenti climatici le falde acquifere hanno subito maggiori infiltrazioni di acque di mare.

L’agricoltura a Capo Verde è una sfida quotidiana. La mancanza di acqua dolce, unita a un costo eccessivo per la sua fornitura e per l’energia elettrica, rappresenta infatti una difficoltà molto sentita dal settore agricolo locale. Una soluzione è arrivata con l’installazione di pannelli solari di una ditta italiana che impiega efficacemente una soluzione di desalinizzazione a osmosi inversa, senza batteria e alimentata al 100% da energia solare, in un progetto importante per gli agricoltori dell’Associação Varandinha e la vicina comunità di sessanta famiglie. Ora sia per l’agricoltura che per gli abitanti del villaggio vicino è disponibile acqua pulita e potabile a prezzi molto più bassi di prima. Gli agricoltori di Varandinha erano infatti soliti irrigare le terre utilizzando acque sotterranee che nel tempo si erano sempre più salinizzate con il risultato di rendere il terreno meno produttivo. Inoltre, la comunità vicina di Povoacao Velha era costretta ad acquistare a costi molto elevati un’acqua di scarsa qualità per uso domestico.

Incontro Henrique Cruz, presidente dell’Associazione di agricoltori di Varandinha. “Noi abbiamo iniziato nel 2014 con un pozzo trivellato”, mi racconta mostrandomi una parte degli grandi orti quasi a ridosso dell’impianto di pannelli di solari. “C’era molta acqua ma era acqua salina. Molte persone ci chiesero di fermarci, non volevano più continuare con l’agricoltura. Sembrava tutto inutile. Il suolo stava diventando sempre più salato e non permetteva la crescita delle colture fondamentali, causava molti problemi. Ci chiedevamo se era possibile continuare, Ma poi abbiamo incontrato un finanziatore che ci ha salvato la vita. L’incontro è arrivato al momento giusto. La decisione è stata presa per ragioni economiche ma anche sociali per aiutare le persone di Povoacao Velha. Con l’agricoltura tutte queste persone che volevano abbandonare hanno iniziato di nuovo a coltivare peperoni, patate, uva, granturco, e pomodori. I pomodori soprattutto prima non potevamo coltivarli, come anche i peperoni e alcuni tipi di frutta”.

Secondo Irena (Agenzia internazionale per le energie rinnovabili), in 10 anni l’Africa ha raddoppiato la propria capacità di produzione energetica da fonti rinnovabili, solare soprattutto, ma anche eolica, centrali idroelettriche, impianti, come quelli a Boa Vista, per desalinizzare l’acqua di mare e avere accesso all’acqua, per la trasformazione alimentare, per l’industria petrolchimica o anche per le industrie.

L’esempio della piccola comunità di Varandinha dimostra come una tecnologia sostenibile sia più che possibile e possa rappresentare un aiuto concreto  per la sempre più progressiva mancanza d’acqua soprattutto in un territorio, quello africano, devastato dai cambiamenti climatici in atto.

Il reportage

Scheda autore

Anna Consilia Alemanno

Anna Consilia Alemanno è una giornalista, fotografa e autrice freelance con sede a Milano. Dopo aver studiato Cinema a Firenze, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, lavora come giornalista nel settore moda. Nel 2021 inizia a interessarsi alla fotografia e intraprende un percorso da autodidatta, affinato grazie all’incontro con mentori e insegnanti. I suoi progetti fotografici vertono su tematiche sociali e ambientali. Suoi lavori sono stati pubblicati su Perimetro, Witness Journal, Doog Reporter e Africa Rivista. Ha partecipato al Circuito OFF del Festival della Fotografia Etica di Lodi (2024) e al BIS, la Biennale Itinerante di Fotografia Sociale (2026).

Fotocamera: Fujifilm XT2
Obiettivo: 28 mm

English version

We Are Water

Photographs and text by Anna Consilia Alemanno

 

Africa’s resilience: clean energy and drinking water from renewable sources. This is how we can combat drought.

“Where there is no water, everything becomes fragile: the land, work, and the ability to stay.”

Upon arrival at Aristides Pereira International Airport, one’s gaze is drawn to an unrelentingly arid landscape, shaped by earth, sand, and stones, and broken only by sporadic thorny bushes.

The island of Boa Vista is one of the driest among the ten volcanic islands in the Atlantic Ocean, devoid of natural sources of drinking water, lashed by strong winds carrying sand from the Sahel and the Sahara, with limited rainfall and frequent periods of drought that prevent vegetation from growing. In Varandinha, one of the island’s most beautiful areas, known for its spectacular rock formations, a severe water crisis was forcing local farmers to abandon their cultivated fields. On the way to the village, we come across one of the few open-air wells. The salinity level of these wells has increased over the years. Due to climate change, the aquifers have experienced increased seawater intrusion.

Farming in Cape Verde is a daily challenge. The lack of fresh water, combined with the excessive cost of its supply and of electricity, poses a significant difficulty for the local agricultural sector. A solution was found with the installation of solar panels by an Italian company that effectively employs a battery-free reverse osmosis desalination system powered 100% by solar energy, in a major project for the farmers of the Associação Varandinha and the nearby community of sixty families. Now, clean, drinkable water is available for both agriculture and the residents of the nearby village at prices much lower than before. The farmers of Varandinha used to irrigate their fields with groundwater that had become increasingly saline over time, resulting in less productive soil. Furthermore, the nearby community of Povoacao Velha was forced to purchase poor-quality water for domestic use at very high costs.

I meet Henrique Cruz, president of the Varandinha Farmers’ Association. “We started in 2014 with a drilled well,” he tells me, showing me part of the large vegetable gardens located right next to the solar panel array. “There was plenty of water, but it was salty. Many people asked us to stop; they didn’t want to continue farming anymore. It all seemed pointless. The soil was becoming increasingly salty and wouldn’t support the growth of essential crops, causing many problems. We wondered if it was possible to continue, but then we met a financier who saved our lives. The meeting came at the right time. The decision was made for economic reasons but also for social ones, to help the people of Povoacao Velha. With agriculture, all these people who wanted to give up started growing peppers, potatoes, grapes, corn, and tomatoes again. We couldn’t grow tomatoes before, especially, nor peppers or certain types of fruit.”

According to IRENA (International Renewable Energy Agency), in 10 years Africa has doubled its energy production capacity from renewable sources—primarily solar, but also wind, hydroelectric power plants, and facilities, such as those in Boa Vista, to desalinate seawater and provide access to water for food processing, the petrochemical industry, or other industrial uses.

The example of the small community of Varandinha demonstrates that sustainable technology is not only possible but can also provide tangible relief from the growing water shortage, especially in Africa, a region devastated by ongoing climate change.