Soggiorno napoletano

WJ #162

Il turismo cerca la conferma di ciò che si conosce, il viaggio cerca la trasformazione di ciò che si è.”

Lenorme sviluppo del turismo di massa a Napoli è il punto di partenza del primo progetto fotografico di Sofia Scuotto, Soggiorno Napoletano, un lavoro che si configura come un viaggio visivo nellimpatto reciproco e trasformativo tra la città e chi la attraversa. Napoli non è qui semplice scenario, ma soggetto vivo, che reagisce, assorbe, respinge e rielabora la presenza continua di visitatori, ridefinendo i propri spazi e le proprie dinamiche sociali.

Le immagini raccontano un equilibrio fragile e spesso contraddittorio tra turisti e residenti. Da un lato emergono i segni della protesta: scritte come tourist go home” sui muri del centro storico, espressione di un disagio diffuso e della percezione di una minaccia allidentità collettiva e alla vita quotidiana dei quartieri. Dallaltro lato, la città mostra la sua capacità di adattamento e accoglienza, attraverso una miriade di indicazioni stradali handmade” pensate per orientare i visitatori smarriti nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, piccoli gesti spontanei che raccontano una convivenza forzata ma ancora umana.

Il progetto attraversa così i dettagli più emblematici della trasformazione urbana: pizze portate a spasso come souvenir effimeri, i bassi riconvertiti in B&B o depositi bagagli, le limonate vendute per strada, simbolo di uneconomia informale che si riorienta verso il consumo turistico. Ogni fotografia restituisce frammenti di una città che cambia pelle, dove il confine tra quotidianità e messa in scena si fa sempre più sottile.

Soggiorno Napoletano non si limita a denunciare, ma osserva con lucidità e partecipazione un processo in atto, interrogando il senso stesso del viaggio contemporaneo. Napoli diventa così il luogo in cui il turismo non è solo presenza esterna, ma forza capace di ridefinire identità, spazi e relazioni, lasciando aperta una domanda fondamentale: fino a che punto una città può trasformarsi senza perdere sé stessa?

Il reportage

Scheda autore

Sofia Scuotto

Sofia Scuotto nasce a Napoli il 26 Gennaio 1998: dopo aver conseguito la laurea in Scienze dei Beni Culturali, ha iniziato il suo percorso fotografico da autodidatta trovando ispirazione nelle opere di fotografi rinomati come Henri-Cartier Bresson, Joel Meyerowitz e Martin Parr e appassionandosi sempre più alla fotografia di strada e alla fotografia documentaristica.

Fotocamera: Fujifilm x100s e Ricoh GRIIIX
Obiettivo: 23mm e 40mm

English version

Neapolitan Stay

Photographs and text by Sofia Scuotto

“Tourism seeks confirmation of what is known; travel seeks the transformation of who we are.”
The massive growth of tourism in Naples is the starting point for Sofia Scuotto’s first photographic project, Neapolitan Stay, a work that unfolds as a visual journey exploring the transformative and reciprocal impact between the city and those who traverse it. Here, Naples is not a mere backdrop, but a living subject that reacts, absorbs, resists, and reshapes the continuous presence of visitors, redefining its spaces and social dynamics.

The images capture a fragile and often contradictory balance between tourists and residents. On one hand, signs of protest emerge: graffiti such as “tourist go home” on the walls of the historic center, expressing widespread discomfort and the perception of a threat to the collective identity and daily life of the neighborhoods. On the other hand, the city demonstrates its adaptability and hospitality through countless handmade street signs guiding lost visitors through the narrow alleys of the Spanish Quarters—small spontaneous gestures that speak to a forced yet still human coexistence.

The project also explores the most emblematic details of urban transformation: pizzas carried as ephemeral souvenirs, ground-floor spaces converted into B&Bs or luggage storage, street lemonade stands symbolizing an informal economy reoriented toward tourist consumption. Each photograph captures fragments of a city changing its skin, where the boundary between everyday life and performance becomes increasingly thin.

Neapolitan Stay does not merely denounce, but observes with clarity and engagement an ongoing process, questioning the very meaning of contemporary travel. Naples thus becomes a place where tourism is not just an external presence, but a force capable of reshaping identity, spaces, and social relationships, leaving open a fundamental question: to what extent can a city transform without losing itself?