Nowhere Matches
WJ #163In classe avevamo letto la storia del nostro padre fondatore, Mohammad Ali Jinnah, che da ragazzo, a Karachi, aveva studiato alla luce dei lampioni stradali perché a casa sua non c’era l’elettricità. E aveva invitato gli altri ragazzi a smettere di giocare con le biglie nella polvere e a giocare piuttosto a cricket, in modo da non sporcarsi. (Malala Yousafzai)
Il cricket è il secondo sport più praticato al mondo e, sin dalle origini, la sua storia è stata intrecciata con le principali forze sociali e politiche delle diverse epoche, dal colonialismo alla globalizzazione. In Italia, dopo essere stato passatempo elitario praticato da diplomatici e imprenditori, il cricket si è trasformato nello sport dei lavoratori provenienti da Nazioni come India e Pakistan, dove riveste un’importanza paragonabile a quella della fede religiosa.
Nonostante la presenza di circa 500.000 residenti in Italia originari del subcontinente indiano, il cricket rimane in gran parte invisibile. Viene spesso scambiato per il polo o il croquet, liquidato come “sport degli immigrati” e relegato ai margini della percezione pubblica. Sebbene alcune squadre ufficiali siano emerse attorno alle aree industriali e della cantieristica navale dove le comunità pakistane, indiane e bengalesi sono più numerose, il gioco sopravvive per lo più in campi improvvisati ricavati da spazi urbani abbandonati e da zone industriali periferiche.
Qui il terreno di gioco è tracciato con strisce di nastro adesivo bianco e il wicket è ridotto a un paio di mattoni. Queste partite non hanno né tribune né spettatori, sono partite fantasma: presenti, persistenti e tuttavia invisibili.
Nowhere Matches rivolge lo sguardo a queste presenze invisibili. Racconta di lunghe giornate trascorse a giocare e di tè speziati, di ricerca delle proprie radici e di auto-affermazione che diventa lotta per rivendicare un luogo in cui esistere. In questo senso, il cricket diventa un fantasma del quotidiano: una pratica che abita spazi interstiziali, portando con sé memorie, identità e desideri che si rifiutano di svanire. In questi campi effimeri, il passato continua a respirare nel presente, rivelandosi attraverso gesti, rituali e tempi condivisi, presenze sottili che restano non riconosciute.













