La Terra nonostante tutto

WJ #163

Il 13 marzo 2025, a El Vergel, nel cantone di Quinindé, provincia di Esmeraldas (Ecuador), una frana su una collina, innescata dalle forti piogge, ha provocato la rottura di un tratto dell’oleodotto Trans-Ecuadoriano (SOTE), causando un grave disastro ambientale.

La frana ha generato un massiccio sversamento di petrolio nel fiume Caple e nelle aree circostanti, contaminando ecosistemi e risorse idriche dell’intera provincia. Il greggio ha raggiunto l’Oceano Pacifico, provocando danni tali da spingere il Governo ecuadoriano a dichiarare lo stato di emergenza ambientale. L’incidente ha compromesso fiumi e terreni, suscitando forte preoccupazione per la biodiversità e, soprattutto, per la salute della popolazione locale.

La frana e il conseguente sversamento hanno colpito un territorio già fragile sotto il profilo ambientale, sociale ed economico, aggravando le condizioni delle fasce più vulnerabili (donne, giovani e bambini), mettendone a rischio il futuro. La contaminazione ha raggiunto anche la comunità di El Roto, situata a breve distanza dal punto di rottura dell’oleodotto.

Le immagini di questo reportage raccontano una quotidianità paradossale: gli abitanti di El Roto continuano a coltivare la terra con una dedizione che sfida la logica stessa della contaminazione. Nonostante il suolo compromesso, l’attività agricola prosegue, poiché la vendita dei prodotti rappresenta, per molte famiglie, l’unica fonte di reddito. Dopo la rottura dell’oleodotto i terreni sono stati invasi da acqua e petrolio. Per chi vive di agricoltura, questo evento non ha rappresentato un’emergenza temporanea, ma una vera e propria condanna economica.

Per molti coltivatori il guado del corso d’acqua è l’unico passaggio disponibile per raggiungere i campi situati sulla sponda opposta.

M., agricoltore che vive e lavora da anni in quest’area, racconta: “Abbiamo perso gran parte delle nostre produzioni. Le piante, dopo la fuoriuscita del petrolio, sono cambiate: non è più come prima”.

Il risarcimento previsto dal Governo (470 dollari per famiglia) è del tutto insufficiente a coprire le perdite subite. Questa condizione costringe la popolazione a proseguire la coltivazione e la vendita dei prodotti. Nella terra di El Roto sono ancora visibili residui di petrolio e l’odore acre è persistente. Il sole scalda il greggio intrappolato nel fango, liberando esalazioni chimiche che sono ormai parte integrante della quotidianità.

Tra le tracce della bonifica e l’aria impregnata di odori tossici emerge anche una dimensione quasi sacra: il tentativo di purificare corpo e spirito da un veleno invisibile, percepito sottopelle. Pratiche curative tradizionali e riti di purificazione, vengono utilizzati per affrontare le conseguenze della convivenza forzata con l’inquinamento da idrocarburi. G., abitante di El Roto, racconta: “Ho lavorato per diversi giorni alla rimozione del petrolio, senza alcuna protezione”.
Gli effetti del contatto prolungato con il fiume contaminato si sono manifestati mesi dopo, con la perdita delle unghie dei piedi.

Questo disastro si inserisce in un contesto già segnato dallo sfruttamento delle risorse naturali e da un conflitto interno durato decenni, aggravando ulteriormente la vulnerabilità del territorio.

Le condutture dell’oleodotto diventano aree di gioco per bambini e bambine, evidenziando la convivenza quotidiana tra la popolazione e le infrastrutture industriali ad alto rischio. Oggi, a mesi di distanza, il petrolio non è più un’emergenza da prima pagina, ma una presenza silenziosa e persistente nella vita della comunità. L’acqua del fiume Caple, un tempo cuore pulsante del territorio, luogo di gioco e risorsa essenziale per l’agricoltura, è diventata una risorsa incerta, sospesa tra necessità e pericolo.

El Roto: dove la vita continua e la terra viene coltivata, nonostante tutto.

Il reportage

Scheda autore

Davide Costantino

Davide Costantino, fotografo specializzato in reportage documentaristico. Il suo lavoro si concentra sulle ingiustizie sociali, sulle sfide ambientali e su altre tematiche cruciali che coinvolgono la società contemporanea. Negli ultimi anni ha realizzato reportage sui temi delle migrazioni, dell’ambiente, dei diritti delle popolazioni indigene e delle condizioni dei minori nei centri di accoglienza. La maggior parte dei lavori sono stati svolti in Italia ed in diversi paesi, tra cui Zambia, Kenya, Zimbabwe, Mozambico, Ecuador, Argentina, Bolivia, Cile, collaborando con Ong ed Onlus.

Fotocamera: Sony Alpha 7 IV
Obiettivo: 24-70 2.8 SIGMA / 85 1.4 SIGMA

English version

The Earth Despite Everything

Photo and text by Davide Costantino 

This photographic project explores the community of El Roto and the River Caple, telling a life that persists amidst environmental contamination. Hands that cultivate, bodies seeking purification, water that is both life and poison.

On 13 March 2025, in El Vergel, in the canton of Quinindé, province of Esmeraldas (Ecuador), a landslide on a hillside, triggered by heavy rains, caused a section of the Trans-Ecuadorian Oil Pipeline (SOTE) to rupture, resulting in a major environmental disaster.

The landslide caused a massive oil spill into the Caple River and surrounding areas, contaminating ecosystems and water resources across the entire province. The crude oil reached the Pacific Ocean, causing such damage that the Ecuadorian government was forced to declare a state of environmental emergency. The incident has compromised rivers and land, raising serious concerns for biodiversity and, above all, for the health of the local population. The landslide and the resulting spill have affected a territory already fragile from an environmental, social and economic perspective, exacerbating the conditions of the most vulnerable groups (women, young people and children) and putting their future at risk.

The contamination has also reached the community of El Roto, situated a short distance from the point where the pipeline ruptured.

The images in this report depict a paradoxical daily reality: the inhabitants of El Roto continue to cultivate the land with a dedication that defies the very logic of the contamination. Despite the compromised soil, farming continues, as the sale of produce represents, for many families, their sole source of income. After the pipeline rupture, the land was flooded with water and oil. For those who depend on agriculture, this event was not a temporary emergency, but a genuine economic disaster.

For many farmers, the ford across the watercourse is the only way to reach the fields on the opposite bank.

M., a farmer who has lived and worked in this area for years, says: “We have lost a large part of our crops. The plants have changed since the oil spill: it is no longer as it was before.”

The compensation provided by the government (470 dollars per family) is wholly insufficient to cover the losses suffered. This situation forces the population to continue farming and selling their produce. In the land of El Roto, oil residues are still visible and the acrid smell persists. The sun heats the crude oil trapped in the mud, releasing chemical fumes that have now become an integral part of daily life.

Amidst the traces of the clean-up and the air thick with toxic odours, an almost sacred dimension also emerges: the attempt to purify body and spirit from an invisible poison, felt deep beneath the skin. Traditional healing practices and purification rituals are used to cope with the consequences of being forced to live alongside hydrocarbon pollution. G., a resident of El Roto, recounts: “I worked for several days removing oil, without any protection.” The effects of prolonged contact with the contaminated river manifested months later, with the loss of his toenails.

This disaster occurs within a context already marked by the exploitation of natural resources and a decades-long internal conflict, further exacerbating the vulnerability of the region.

The oil pipeline’s conduits have become play areas for children, highlighting the daily coexistence between the population and high-risk industrial infrastructure. Today, months on, the oil is no longer a front-page emergency, but a silent and persistent presence in the life of the community. The waters of the River Caple, once the beating heart of the region, a place for play and an essential resource for agriculture, have become an uncertain resource, suspended between necessity and danger.ì

El Roto: where life goes on and the land is cultivated, despite everything.