El Tetas
WJ #164«Sono stata io a dare quattro seni a mio marito perché aveva un’altra donna, ed è per questo che gliene ho dati quattro, visto che la sua amante ne aveva due e io due, quindi quattro seni…»
Rosa Suclupe Bances, la nonna di Joel Luna Prado
Da questa frase, che oscilla tra ironia amara e ferita profonda, prende corpo El Tetas, il progetto fotografico di Joel Javier Luna Prado. Un lavoro che non si limita a raccontare una storia familiare, ma la attraversa, la smonta e la ricompone attraverso immagini, archivi, testi e memorie condivise. Al centro c’è la figura del nonno, presenza ingombrante e assente allo stesso tempo, segnata dall’alcolismo, dalla violenza domestica e da un’esistenza divisa tra i campi e le notti nei bar.
Luna Prado, giovane fotografo peruviano, non affronta questo materiale come semplice testimonianza, ma come processo di elaborazione personale e collettiva. El Tetas nasce infatti da un’esigenza intima: comprendere un uomo che nella sua vita familiare è stato al tempo stesso origine del dolore e parte di una storia impossibile da rimuovere. L’utilizzo delle fotografie d’archivio, insieme a collage, immagini deteriorate e scritti della nonna, costruisce una narrazione stratificata, dove il documento si apre alla metafora e la memoria diventa materia visiva instabile.
Il soprannome che dà il titolo al progetto deriva proprio dalla voce della nonna, che trasforma una vicenda di tradimento in un segno linguistico provocatorio e rivelatore. El Tetas non è solo un nome, ma una lente deformante attraverso cui osservare relazioni complesse, dinamiche di potere e ferite ereditarie. In questo modo, il progetto supera il piano strettamente biografico per interrogare temi universali come la violenza domestica, la responsabilità maschile e la possibilità del perdono.
La costruzione narrativa non segue una linearità documentaria tradizionale. Al contrario, si muove tra frammenti, associazioni e sovrapposizioni, riflettendo la natura stessa della memoria familiare: incompleta, contraddittoria, emotivamente densa. L’immagine fotografica diventa così uno spazio di negoziazione tra ciò che è stato vissuto e ciò che può essere rielaborato.
El Tetas si inserisce in una riflessione più ampia sulla fotografia contemporanea e sulle sue possibilità ibride, tra reportage e linguaggio simbolico. In questo equilibrio instabile tra documento e interpretazione, il lavoro di Luna Prado si configura come un tentativo di dare forma visiva a una ferita ancora aperta, trasformando il dolore in un atto di consapevolezza condivisa.

















