Disoccupate le case dai sogni
WJ #162Esergo
«Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso».
Hannah Arendt, La banalità del male
Lo sgombero del grattacielo e la chiusura di un quartiere.
Esergo è una parola che deriva dal latino exergo, che significa letteralmente “metto fuori”, “colloco all’esterno”. L’11 gennaio 2026 un principio di incendio si sviluppa nel vano contatori di una delle tre torri che compongono il complesso noto come “Grattacielo”. Tutto parte da qui. Il sindaco, per la sicurezza e l’incolumità degli abitanti, dichiara inagibile lo stabile. All’inizio l’ordinanza di chiusura riguarda solo la torre B, ma poi viene allargata anche alle Torri A e C. La giunta ribadisce che è una questione privata, che il Comune non è una banca, che non si deve parlare di emergenza e di sfollati.
Ma come è possibile considerare “privata” la cacciata dalla propria casa di quasi 500 persone? Come si può pensare di affrontare la chiusura di un intero quartiere con strumenti amministrativi ordinari?
Per fortuna, come spesso accade, si mobilità la società civile. “Cittadini del mondo” e “Viale K” sono fra le prime associazioni ad offrire ascolto e riparo a queste persone. Ed ecco allora che il doposcuola si trasforma in dormitorio, mentre alle lezioni di italiano si affiancano censimenti e consulenze legali. Poi verranno la Caritas, i partiti ed i sindacati. E tante persone comuni, che non accettano di voltarsi dall’altra parte mentre è in atto lo sgombero, che denunciano che il problema è razziale. Si perché, la maggior parte degli abitanti delle Torri del Grattacielo è di origine straniera: si tratta di donne e uomini migranti che lavorano, che pagano le tasse, che hanno i documenti in regola. Ma che non hanno la pelle chiara. E senza l’apertura di uno stato di emergenza, sono ancora più soli: i mutui continuano ad essere attivi, le utenze continuano ad essere allacciate, gli affitti continuano ad esser loro negati. Ed il tempo continua a passare.
Il grattacielo comincia lentamente a svuotarsi. Ogni giorno qualche luce si spegne e qualche porta si chiude. Ma non tutti vanno. Anche perché non tutti hanno un posto in cui andare. I servizi sociali del comune sembrano invasi dalla stessa nebbia che d’inverno avvolge la città. Ma loro, gli sfollati, insistono e resistono. E alla fine bucano il muro di gomma dell’amministrazione comunale. Si tratta di una piccola breccia, ma significativa. Il giorno dello sgombero, il 12 febbraio 2026, la quasi totalità delle famiglie trova una collocazione, per i maschi adulti viene allestito un nuovo dormitorio. Nessuno è in strada. Ma non grazie al Comune.
Ora che il grattacielo è vuoto e tutte le luci sono spente, comincia una nuova battaglia: quella per restituire dignità e giustizia a queste persone. Disoccupate le case dai sogni prova a raccontare gli ultimi due mesi che hanno sconvolto e cambiato per sempre Ferrara.













