Common Matter
WJ #165Common Matter, progetto fotografico di Sonia Fattori, esplora il legame ancestrale tra Uomo e ambiente naturale. Utilizzando una combinazione di ritratti umani e paesaggi naturali, il progetto propone un confronto tra anatomia umana e naturale, mettendo in luce quanto le accomuna. L’attenzione fotografica si concentra sull’essenza stessa della materia e della superficie: dalla pelle segnata dal sole, ai solchi del tempo sui volti e sulla pietra; dalle linee dei corpi alla geometria del paesaggio; dai colori dei tessuti alle sfumature delle rocce stratificate, suggerendo che l’individuo porta impresso in sé, in modo tangibile e visibile, il territorio che abita.
L’obiettivo del lavoro è quello di evidenziare la connessione profonda tra l’uomo e la natura, mettendo in luce come queste due entità coesistano e si influenzino reciprocamente, richiamando quindi l’attenzione sulla necessità di ripensare un rapporto che rischia di farsi sempre meno naturale e rispettoso. L’uomo non solo abita il territorio, ne è parte, e, come tale, vi si deve relazionare, a costo della sua stessa sopravvivenza.
Per le immagini paesaggistiche, è stato scelto il territorio della Provincia di Salta (Argentina) dove le popolazioni originarie sono impegnate a ostacolare la cultura predatoria dominante e a difendere la loro identità, fondata su rapporto con la terra non economico, ma spirituale, comunitario e vitale, caratterizzato da un rapporto di reciprocità e un profondo rispetto per i cicli naturali.
Provengono, invece, dall’India, (Rajasthan) culla di una delle culture più ricche, antiche e durature della storia umana, i volti e le figure umane, che quella storia sembrano portarla impressa, diventandone testimonianza vivente.
L’armonia e la comunanza, che si colgono nell’accostamento di luoghi e uomini geograficamente così distanti, annullano i confini fisici e inducono a tracciare una rotta verso il riconoscimento di un’unica identità e di un destino comune dell’Umanità, strettamente connesso al rapporto che essa stabilisce e mantiene con l’ambiente. La somiglianza tra la geografia umana e quella del paesaggio, nonché degli effetti dello scorrere del tempo e dell’esposizione alle condizioni atmosferiche su uomo e natura, evocano l’idea di una “materia comune”, ma anche di una matrice comune, sì che il destino dell’una diventi destino dell’altro e nulla che l’Uomo faccia all’ambiente non si ripercuota, nel contempo, su sé stesso.
Il progetto spinge, inoltre, ad alzare lo sguardo da queste immagini, di un’appartenenza semplice, talvolta dura, ma spontanea e armoniosa, e a spostarlo sui nostri luoghi, sugli ambienti del quotidiano dominante a quasi tutte le latitudini, per ricercare conferma dell’inscindibile legame che gli esseri umani vi instaurano e del destino che, così facendo, scrivono. Al ridursi del suolo e all’aumentare del cemento, i colori diventano meno variegati, i ritmi meno naturali, il nutrimento processato e confezionato… Si assiste su più fronti a una separazione, a un allontanamento, a una perdita di equilibrio e benessere, ma forse abbiamo ancora la possibilità di riaffermare la comune essenza.













