Camini: una finestra sul mondo
WJ #165Nel cuore della Locride ionica, in Calabria, esiste un piccolo borgo di poche centinaia di abitanti che negli ultimi anni è diventato simbolo di una possibile alternativa allo spopolamento, all’abbandono e alla paura dell’altro. Quel borgo è Camini. Come molti paesi dell’entroterra meridionale, Camini ha vissuto a lungo il lento svuotarsi delle case, la chiusura dei servizi essenziali, la partenza delle giovani generazioni e il progressivo indebolimento della vita sociale. Strade sempre più silenziose, abitazioni chiuse, relazioni che si assottigliano. Un destino comune a molti piccoli centri del Sud Italia.
Eppure, proprio quando sembrava destinato a spegnersi, il paese ha incontrato nuove persone arrivate da lontano: rifugiati, richiedenti asilo, uomini e donne in fuga da guerre, persecuzioni, violenze e povertà. Da quell’incontro è nato qualcosa che va oltre il semplice concetto di accoglienza. Negli anni Camini è diventata un laboratorio umano e sociale, un luogo in cui culture differenti hanno imparato a convivere, collaborare e costruire insieme una nuova idea di comunità. Le case abbandonate sono tornate a vivere, i vicoli si sono riempiti di lingue diverse, bambini, colori, profumi e nuove relazioni. Il paese ha lentamente ritrovato energia e futuro.
Attorno a questa esperienza si è sviluppato anche un lungo percorso fotografico e documentario, costruito attraverso workshop di fotografia sociale e attività condivise sul territorio. Dal 2016 Giulio Di Meo e Nicola Zolin accompagnano a Camini fotografi, studenti e partecipanti provenienti da tutta Italia per osservare, ascoltare e raccontare il territorio attraverso uno sguardo partecipato e collettivo. Il lavoro fotografico nato in questi anni non si concentra sulla retorica dell’emergenza o sui numeri della migrazione, ma prova invece a raccontare la quotidianità delle relazioni, dei gesti e delle persone che abitano il paese.
Le immagini attraversano i laboratori artigianali della cooperativa Jungi Mundu, il recupero delle abitazioni del centro storico, il lavoro nei campi, i momenti di festa, le cucine condivise, i bambini che giocano nei vicoli, i volti e le mani di chi ha scelto di restare o di ricominciare proprio qui. Nel tempo il progetto ha coinvolto persone provenienti da Siria, Afghanistan, Nigeria, Pakistan, Eritrea, Sudan, Marocco e molti altri paesi. Alcuni hanno proseguito il loro viaggio, altri sono diventati nuovi abitanti di Camini. Accanto a loro, molti residenti storici hanno scelto di mettersi in gioco, condividendo tradizioni, competenze e pezzi della propria vita quotidiana.
Camini rappresenta oggi un’esperienza concreta che dimostra come l’accoglienza possa diventare occasione di trasformazione reciproca: non solo per chi arriva, ma anche per chi accoglie. Un modello fragile ma reale, costruito lentamente attraverso relazioni, ascolto e cooperazione.
In un tempo segnato dalla paura dell’altro, dalla costruzione di muri e dalla semplificazione del racconto migratorio, Camini prova invece a mostrare una convivenza possibile. Non perfetta, non priva di difficoltà, ma profondamente umana.
Da questo lungo percorso nasce oggi anche il libro fotografico Camini: Una finestra sul mondo, realizzato a dieci anni dal primo incontro con il paese. Un volume che raccoglie fotografie, testimonianze e racconti costruiti durante i workshop di fotografia sociale condotti da Di Meo e Zolin insieme a decine di fotografi e partecipanti arrivati a Camini nel corso degli anni.
Più che un semplice libro fotografico, il progetto vuole essere una testimonianza collettiva: il racconto di un luogo che continua a interrogarsi sul significato di comunità, appartenenza e futuro. Camini oggi resta una piccola finestra aperta sul mondo. E questo progetto prova ad affacciarsi lì dentro, con delicatezza, attraverso la forza silenziosa delle immagini. Il progetto editoriale si inserisce inoltre all’interno di un percorso più ampio di restituzione e attivazione sul territorio: i proventi della vendita del volume contribuiranno infatti alla nascita del Camini Photo Lab, un laboratorio permanente di fotografia sociale aperto alla comunità, pensato come spazio di formazione, partecipazione e produzione culturale condivisa.



















