Calabria: l’eclissi dell’identità
WJ #162La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato tante bellezze, si è pentito e ha deciso di renderle inaccessibili e amare.” — Corrado Alvaro
Dalle macerie dei borghi abbandonati alle coste ferite dal cemento: un viaggio fotografico che esplora il paradosso di una terra sospesa tra la sacralità delle sue radici e l’inesorabile avanzata di un vuoto sociale, specchio amaro di una comunità che lotta per non diventare un guscio senza anima.
Mentre Venezia affoga nel consumo di massa, la Calabria sembra svanire in un’eclissi di abbandono e di attese. Se la laguna è diventata un set per forestieri, i borghi e le coste calabresi sono spesso palcoscenici svuotati, dove il tempo non è più scandito dal progresso, ma da una strana forma di resistenza silenziosa.
Le immagini di questo lavoro ci portano lontano dalle cartoline patinate. Qui, la bellezza è una ferita aperta: è il contrasto tra una panchina solitaria davanti a un muro scrostato e l’azzurro accecante dello Ionio; è la solennità di una statua religiosa che convive con l’architettura incompiuta e il cemento che mangia la collina. Il nesso con Venezia risiede proprio in questa crisi della comunità. Se là il residente è espulso dal turismo, qui è spesso costretto all’esilio dalla mancanza di futuro. Entrambe le terre vivono il paradosso di un’identità che rischia di farsi simulacro: da un lato il “parco a tema”, dall’altro il “non-luogo” del sud, dove si resta solo per testimoniare ciò che è stato.
Osservando questi scatti, si percepisce l’ingranaggio di una regione che si ostina a respirare nonostante le cicatrici. Vediamo le schiene piegate sotto il sole, i mercati di strada, le mani che indicano simboli antichi in un mondo che sembra aver perso la bussola. È una terra di confini: tra il mare e le ciminiere che graffiano l’orizzonte al tramonto, tra la sacralità delle processioni e la profanità del degrado urbano.
Questo reportage non è solo una cronaca visiva, ma un atto politico di osservazione. Ci costringe a chiederci: cosa resta di una terra quando le sue radici vengono ignorate? Come Venezia, anche la Calabria è un organismo che lotta per non diventare un guscio vuoto.














