Al-Hol: il campo dimenticato
WJ #161Nel deserto del Nord-Est siriano, un luogo sospeso fra prigionia e ideologia, migliaia di donne e bambini vivono in un limbo dove l’Isis sopravvive nei pensieri e nelle abitudini di chi ne ha fatto parte.
Al-Hol nasce come campo profughi nell’est della Siria, ai margini del deserto vicino al confine con l’Iraq, come luogo di protezione e riparo per accogliere i civili sfollati dalla guerra del Golfo negli anni ’90. La guerra civile siriana scoppiata nel 2011, però, ha devastato il paese trasformando quello che era un campo di accoglienza in uno dei luoghi più complessi nella regione mediorientale. Dopo la caduta dell’ultima roccaforte dell’ISIS a Baghuz, nel 2019, decine di migliaia di persone – in gran parte donne e bambini legati, anche solo per parentela, ai combattenti del Califfato – sono state trasferite qui.
Oggi Al-Hol è una tendopoli nel deserto, che in alcuni momenti ha superato i 60.000 abitanti. Siriani e iracheni convivono con famiglie provenienti da decine di paesi stranieri in condizioni fragili: l’accesso a cure mediche, istruzione e servizi essenziali è intermittente. Il nodo più delicato riguarda i bambini nati o cresciuti ad Al-Hol. Per molti di loro il campo è l’unico mondo conosciuto: un’infanzia segnata da precarietà, isolamento e mancanza di prospettive. Le organizzazioni umanitarie hanno provato a costruire spazi educativi e percorsi di supporto psicologico, ma la carenza di risorse e l’instabilità rendono questi interventi fragili.
Nonostante la sconfitta militare dell’ISIS, l’eco della sua ideologia non è del tutto svanita. In alcune aree del campo persistono atteggiamenti di rifiuto verso qualsiasi progetto di reintegrazione e, in alcuni casi, una fedeltà simbolica al Califfato sconfitto. Il destino di Al-Hol resta una questione aperta per la comunità internazionale: se molti paesi esitano a rimpatriare i propri cittadini, attivisti e operatori umanitari avvertono che prolungare questa sospensione rischia di produrre nuove fratture sociali. Al-Hol è così diventato il simbolo di una guerra ancora in corso: non nei territori, ma nelle vite di chi continua ad abitarne le macerie.
L’incertezza sul futuro del campo di Al-Hol resta, ancora oggi, estremamente forte. I recenti scontri tra le SDF curde e il governo siriano, iniziati all’inizio del 2026, hanno profondamente modificato la struttura demografica e organizzativa del Rojava. Città come Raqqa e Deir ez-Zor, sotto controllo curdo rispettivamente dal 2017 e dal 2019, sono tornate sotto l’autorità di Damasco. Anche il campo di Al-Hol, il 21 gennaio 2026, è passato ufficialmente sotto il controllo del governo siriano.
È difficile prevedere quale sarà il destino delle detenute e se questi cambiamenti porteranno la regione verso una nuova fase di stabilità o, al contrario, verso un caos ancora più profondo. Le immagini diffuse durante la presa del campo mostrano un’accoglienza calorosa delle milizie di Damasco da parte delle detenute, mentre si moltiplicano le voci di fughe avvenute approfittando del disordine generato nelle ore successive.
Al-Hol resta così un buco nero, sospeso in una regione che continua a non trovare pace.











