LE FANZINE NON SERVONO A NIENTE
(e per questo sono indispensabili)
Le fanzine sono oggetti editoriali liberi, difficili da definire e costantemente in trasformazione, capaci di attraversare linguaggi, formati e comunità diverse. Con Le fanzine non servono a niente (e per questo sono indispensabili), Loredana De Pace, giornalista, curatrice e docente, dedica un’ampia riflessione a questo universo, intrecciando esperienza personale, ricerca e voci di chi le fanzine le produce e le vive.
Nell’intervista che segue, l’autrice racconta il suo percorso professionale e le ragioni che l’hanno portata a lavorare su questo tema, insieme al ruolo che le fanzine hanno assunto nel suo percorso. A completare il dialogo, il punto di vista dell’editore sulle motivazioni che hanno portato alla pubblicazione del volume.
Le fanzine come spazio di libertà
- Il titolo del tuo libro è provocatorio e incuriosisce immediatamente: perché sostieni che le fanzine “non servono a niente” e proprio per questo sono indispensabili?
Tutto dipende dal significato che diamo alla parola “utile” e all’applicazione di questo, a seconda dei contesti. Molte forme espressive, e le fanzine nello specifico, sono spesso considerate inutili alla luce del senso comune di questa parola. Funzionale a uno scopo spesso commerciale, o chiaramente definito e riconosciuto dalla massa. Con le fanzine passiamo dalla massa alla nicchia, con una comunità che è però molto forte. Il valore di una pubblicazione indipendente come la fanzine, in questo contesto, cambia. Certo che è provocatorio il titolo, perché per me le fanzine sono estremamente utili: a fare controtendenza, a costruire comunità, a esprimersi liberamente, a immergersi in quella contro-cultura necessaria per restare liberi e dire la propria.
- Nel tuo libro racconti il mondo delle fanzine come qualcosa di libero e difficile da definire. Da dove nasce l’idea di scrivere proprio su questo tema?
Perché le fanzine mi hanno ‘rapito’ diversi anni fa ormai e, siccome fare fanzine ‘crea dipendenza’, da quando ho scoperto questo microcosmo, ho iniziato a frequentare fiere, eventi dedicati, mi sono inventata READ-ZINE, un premio a lettura fanzine, al ColornoPhotoLife, ho conosciuto fanzinari, fanzinare, editori, ho iniziato a curare fanzine e a presentarle in giro, insomma sono entrata talmente tanto dentro questa variegata comunità – in cui ci si riconosce – che era arrivato il momento di restituire quanto ricevuto. Inoltre, cercando negli scaffali delle librerie mi sono accorta che un libro del genere non c’era. Quindi serviva farlo ed ecco qua che ora c’è!
- Parli di una “restituzione” alla comunità fanzinara. In che senso questo libro rappresenta una forma di restituzione per te?
Alla stessa maniera del mio primo libro, Tutto per una ragione. Dieci riflessioni sulla fotografia (Emuse, 2017): dopo anni di esperienze sul campo, fanzine comprate e curate, fiere visitate e persone incontrate, ho sentito il bisogno di raccontare questo tema in un libro, anche come forma di ringraziamento delle esperienze vissute. Insomma, lo so che è una cosa un po’ filosofica, ma le fanzine – come la fotografia – mi hanno dato tanto e a me piace fare ordine, altrimenti non avrei chiamato il mio studio, Studio CAOS! Quindi questo libro è un mettere nero su bianco a favore di chi leggerà, la mia esperienza nel mondo fanzinaro, così come quella di molti altri che ho intervistato nel libro.
Costruire un racconto collettivo
- Quanto il tuo lavoro di curatrice ha influenzato il modo in cui hai costruito e organizzato il libro?
Molto, così come hanno influito il mio approccio giornalistico e la mia propensione alla progettualità. Nella quotidianità osservo tanti progetti di autori e autrici dalle necessità più varie, con un percorso che va dal primo progetto in assoluto al grande fotografo che porto in mostra all’estero come curatrice. In ogni fase del lavoro, quindi anche per questo libro, guardare in prospettiva e in modo progettuale mi aiuta a costruire al meglio il percorso di autori e autrici che seguo, a produrre mostre che abbiano un senso, a curare fanzine e quindi, perché non scrivere un libro su di ‘loro’?
- Nel libro dai spazio a voci diverse. Quanto era importante per te costruire un racconto corale?
Tantissimo! Zinester, editori, tipografi, docenti, grafici, organizzatori di eventi… È con loro che vivo nella dimensione zine, quindi era naturale per me che fosse dalla loro viva voce che emergesse l’esperienza viva del fare e diffondere le fanzine.
- Il libro attraversa temi che vanno dall’autoproduzione agli archivi, dalle fanzinoteche ai festival. C’è un incontro o una testimonianza che ti ha particolarmente colpita durante la ricerca?
Bella domanda! Tutte le voci sono speciali; un fatto bello è sempre scoprire la sorpresa di chi produce la sua prima fanzine e scopre che delle fanzine non può fare più a meno. Un altro punto nodale è stato il mio incontro con Valeria Foschetti della Fanzinoteca La Pipette Noir di Milano e la relativa intervista. Valeria è una custode delle zine – non solo fotografiche – e il suo approccio mi ricorda tanto le Vestali dell’antica Roma perché si prende cura del fuoco sacro delle fanzine, mettendole ordinatamente a disposizione di un pubblico pressoché infinito!
Pensare una fanzine
- Se dovessi dare un consiglio a una persona che vorrebbe realizzare la sua prima fanzine, ma non sa da dove cominciare, quale sarebbe?
Anzitutto realizzate un buon progetto fotografico, fatevi aiutare per fare una buona selezione generale e poi informatevi su cosa sia il mondo zine, leggendo il mio libro, ma anche visitando fanzinoteche, festival, fiere, librerie indipendenti… Perché fare una fanzine non significa assolutamente impaginare indistintamente le proprie foto servendosi di un qualsiasi programma di impaginazione. Bisogna imparare a ‘pensare fanzine’, prima di farne una.
- Dopo questo lavoro, per te ha ancora senso cercare una definizione precisa di fanzine?
Non lo ha mai avuto! E mi impegnerò sempre perché chi si avvicina al mondo zine non cerchi una definizione su un manuale, ma si diverta a trovarne una propria.
Lo sguardo dell’editore
In dialogo con l’editore Andrea Casoli (Corsiero Editore)
- Cosa ti ha spinto a pubblicare un libro dedicato al mondo delle fanzine e quali aspetti del progetto ti hanno convinto maggiormente?
Innanzi tutto la stima e la fiducia nella competenza e nell’entusiasmo dell’autrice, che mi fa pensare che questo libro sarà un’avventura ricca di soddisfazioni. Poi la curiosità nei confronti di un mondo per me quasi sconosciuto: il libro è il luogo del dialogo per eccellenza e al tempo stesso rappresenta sempre una scommessa. Il mestiere dell’editore ha un grande privilegio: da un lato puoi far esistere i libri che vorresti leggere; dall’altro finisci col pubblicare anche quelli che, se non ci avessi dovuto lavorare, forse non li avresti mai letti.
- Che tipo di valore pensi possa avere oggi una pubblicazione che racconta un universo editoriale così libero e non convenzionale?
Il mondo delle fanzine (e questo libro che ne realizza una gran bella fotografia) oggi più che mai ci dà prova di un valore culturale e politico per me fondamentale: la libertà. In una società globale schiacciata sempre più dall’arroganza del denaro, dal mito del successo e dall’imperativo dell’utile, in tutte le sue accezioni, queste pagine ci dimostrano che possiamo continuare, per puro piacere, a realizzare qualcosa “che non serve a niente” e proprio per questo è più prezioso dell’aria che respiriamo.
Per info e ordinazioni scrivi una mail a loredanadepace@gmail.com o visita il sito di Corsiero Editore.

