Il dovere di ricordare
Ci sono storie che vorremmo non dover più raccontare. Eppure continuano a ripetersi, con nomi diversi, in luoghi diversi, lasciandoci ogni volta con la stessa domanda in testa: quanto ancora dovremo aspettare prima che la violenza contro le donne smetta di essere una tragedia annunciata?
Questo numero di Witness Journal è dedicato alla memoria di Lorena Isceri e a tutte le donne vittime di femminicidio e di violenza. Lorena, 45 anni, uccisa nei primi giorni di settembre dall’ex compagno dopo mesi di comportamenti aggressivi e minacce nei suoi confronti. Una delle tante, troppe storie che continuano a ripetersi ininterrotte, in un crescendo di violenza, secondo uno schema, sempre lo stesso: la paura, i tentativi di allontanamento volontario, le telefonate e i messaggi insistenti, fino all’aggressione, e alla perdita di una vita, di una donna. Una di più.
Ricordare Lorena significa innanzitutto restituirle il suo nome e la sua storia, significa anche interrogarsi su tutto ciò che viene prima del femminicidio: sui segnali che spesso vengono ignorati, sulle relazioni trasformate in controllo e possesso, sulle paure che le donne sono costrette a vivere e sulle responsabilità di una società che ancora fatica a riconoscere la violenza di genere come un problema strutturale.
I numeri sono impietosi. Secondo le stime più recenti di UN Women e UNODC, nel 2024 circa 50.000 donne e ragazze sono state uccise nel mondo da partner intimi o altri familiari, al ritmo di una ogni dieci minuti. Una danza macabra che non comincia mai dall’omicidio, ma si consuma lenta, costante e inesorabile. Una tortura quotidiana, sommessa, che si nutre di violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica.
È proprio da questa consapevolezza che apriamo il nuovo numero con “Storie di donne sopravvissute alla violenza” di Marika Puicher. Un lavoro che sceglie di guardare non soltanto alla tragedia, ma soprattutto alle donne che sono riuscite a sopravvivere, ricostruire la propria vita e riprendersi uno spazio di libertà. Fotografie e testimonianze che ci ricordano quanto sia importante ascoltare, accogliere e sostenere chi trova la forza di chiedere aiuto.
Il reportage verrà esposto a Budrio, nell’ambito dell’ottava edizione di CLOSER – Festival di fotografia documentaria e sociale, dal 3 al 25 ottobre, presso la Chiesa di Sant’Agata. Il festival, in programma tra Bologna e Budrio, continua a offrire uno spazio alla fotografia capace di interrogare il presente e di mettere al centro persone, comunità e territori.
Witness Journal, che di CLOSER è stato tra i fondatori, oggi non fa più parte dell’organizzazione ma continua a sostenerne le attività come partner della comunicazione, convinto che diffondere e condividere questi progetti sia parte dello stesso lavoro culturale. La fotografia documentaria, del resto, non serve soltanto a mostrare ciò che accade. Può diventare uno strumento per ascoltare, per conservare la memoria, per restituire dignità a chi rischia di essere cancellato dal racconto dominante.
È con questo stesso sguardo che incontriamo in questo numero Giorgia Longo, giovanissima fotografa autrice di Scioparac, progetto vincitore del concorso “Comunità in movimento. Migrazioni in Italia: storie di arrivi, trasformazioni e appartenenze”, promosso nell’ambito della Festa Multietnica di Fiorenzuola d’Arda. Il suo lavoro racconta la migrazione andando oltre l’idea dello spostamento: parla di memoria, identità, relazioni e soprattutto della possibilità di mettere nuove radici. Nei suoi scatti emergono i gesti quotidiani, gli sguardi e i sorrisi di persone che costruiscono legami e trasformano la diversità in un’occasione di incontro.
Due lavori apparentemente lontani, quelli di Puicher e Longo. Eppure profondamente legati. Entrambi ci parlano di persone che attraversano una frattura e cercano, con fatica, di ricostruire la propria vita. Di donne che provano a uscire dalla violenza. Di persone migranti che cercano un nuovo luogo da chiamare casa. Di comunità che possono scegliere se chiudersi nella paura oppure aprirsi all’ascolto e alla relazione.
È forse questo il filo che attraversa il nuovo numero di Witness Journal: la necessità di non voltarsi dall’altra parte.
Di fronte alla violenza, alla discriminazione, alle migrazioni, alle guerre e alle tante disuguaglianze del nostro tempo, la fotografia non può cambiare da sola la realtà. Può però contribuire a renderla visibile. Può ancora restituire un volto e un nome alle statistiche, una voce alle persone, una memoria alle storie che rischiano di essere dimenticate.
Qui il programma completo delle iniziative, degli incontri e degli appuntamenti del Festival Closer.
La redazione

Storie di donne
Il femminicidio rappresenta una delle principali cause di morte delle donne, senza distinzioni d’età, livello di istruzione o classe sociale. […]

Aldro. Vent’anni dopo
“Aldro. Vent’anni dopo” è un racconto per immagini che illumina i luoghi, i visi e gli sguardi di chi mantiene vivo il ricordo di Federico Aldrovandi, ucciso dalle forze dell’ordine il 25 settembre 2005. […]

Vendesi Centro Storico
Nei vicoli di Padula, tra pietre antiche, portoni consumati e finestre affacciate sul silenzio, i cartelli di vendita compaiono come presenze discrete. […]

No Time, No Space
No Time, No Space è un reportage fotografico che racconta la vita quotidiana di un piccolo cinema di provincia e del suo custode. […]

Crescere Monaci
In Ladakh la vita monastica comincia presto. Alcuni bambini entrano in monastero quando sono ancora piccoli, attraverso una scelta condivisa con la famiglia e la comunità. […]

Scioparac
Sono migliaia i minori che arrivano in Italia insieme alle proprie famiglie. Bambini e ragazzi che affrontano il percorso migratorio accompagnati dai propri familiari e che si trovano a ricostruire la propria quotidianità in un Paese nuovo. […]
