Dal margine al centro

“New York rimarrà una città di immigrati, una città costruita da immigrati, potenziata dagli immigrati e, da stanotte, guidata da un immigrato”
Zohran Mamdani, nuovo sindaco di New York

L’elezione di un giovane socialista mussulmano a sindaco della Grande Mela, squarcia il velo di grigio che ormai circonda la politica partitica. Mamdani è la prova che è ancora possibile costruire comunità sociali dal basso, stravolgendo il tradizionale meccanismo della delega. Mamdani come simbolo di “rivolta”, dunque. E poprio nel senso etimologico del termine: esattamente come la vanga che rivolta la terra, porta in alto ciò che prima stava in basso, cosi ha fatto Mamdani.

Solidarietà, ascolto, inclusione: queste sono alcune delle parole d’ordine con cui ha condotto la campagna elettorale ed ha vinto le elezioni. Concetti chiari ed estremamente semplici e tuttavia di portata rivoluzionaria per la loro grande potenza comunicativa.

Un percorso simile ha guidato i movimenti che hanno supportato il viaggio della Global Sumud Flottilla e che oggi guida le manifestazioni a sostegno del popolo palestinese. Emerge allora un filo rosso che collega New York a Gaza, Parigi a Napoli: l’uscita dal buio, dallo stato di minorità, degli ultimi.

Ma Mamdani parla anche a noi. Alla politica nostrana. E ci dice chiaramente che, per provare a “rivoltare” la società attuale, c’è bisogno di schierarsi apertamente su tematiche ad oggi considerate “scomode”. C’è bisogno di tornare ad essere partigiani, nell’accezione più alta del termine. C’è bisogno di far emergere la voce di chi oggi vive una quotidiana oppressione economica, sociale, politica. Solo così dall’io sarà possibile tornare al noi.

La redazione

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