Sopravvivere al presente per riscrivere il futuro
Nel bel mezzo della più grande crisi dal dopoguerra ad oggi, l’umanità intera si scopre fragile e divisa su tutti i temi chiave per la sua stessa sopravvivenza. Quasi venti anni di crisi economiche hanno sancito il fallimento della globalizzazione e con essa il progressivo collasso dei rapporti di forza che hanno regolato i rapporti tra i popoli, come dimostra lo scenario bellico attuale, sempre più difficile da disinnescare e sempre più duro da affrontare non solo per le popolazioni coinvolte direttamente ma anche per buona parte del resto del mondo a causa della crisi energetica che ne è derivata.
Da anni, su queste pagine così come su quelle di decine di migliaia di altre testate a tutte le latitudini, sono state scritte analisi e raccontate storie che parlavano dell’insostenibilità del modello economico, dello strapotere del sistema finanziario internazionale, di un modello retributivo tanto iniquo quanto odioso, dello sfruttamento dei Paesi più poveri, e degli effetti che il nostro “progresso” stava via via causando alla Terra. Tutto inutile, evidentemente.
Ammesso di avere un’altra chance per invertire la rotta del riscaldamento globale, causato in ultima analisi dalla folle corsa al profitto e al mito del benessere economico, occorre trovare un paradigma completamente nuovo, senza perdere altro tempo per correggere quello attuale, letteralmente deragliato in corsa con gli effetti devastanti che vediamo davanti ai nostri occhi e viviamo sulla nostra pelle.
Idee e strumenti non mancherebbero, quello che latita è una seria rappresentanza politica, una nuova classe dirigente capace di mettere in campo valori e idee nuove. Per questo dobbiamo tornare tutti a fare politica, che non vuole dire candidarsi ma parlare, confrontarsi, adottare modelli più sostenibili ciascuno nel suo piccolo e senza mai rinunciare alla partecipazione. Ci vuole una piccola grande rivoluzione delle persone, capace di superare in un solo balzo modelli stantii e inefficienti come quelli rappresentati da chi oggi ci rappresenta, recitando a turno sempre l’ennesimo copione e senza la minima capacità di leggere la direzione da cui veniamo e quella in cui stiamo andando.
Noi di Witness Journal, nel nostro microscopico mondo, continueremo a raccontare attraverso il fotogiornalismo non solo le cose che non funzionano ma anche le buone pratiche, le piccole grandi rivoluzioni capaci di riportare al centro l’uomo e il suo pianeta perché non si può stare a guardare alla finestra le fine del mondo.
La redazione

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