Lo sguardo umano di Michele Pellegrino

Scomparso recentemente, Michele Pellegrino lascia un patrimonio di immagini attraverso cui ha raccontato il mondo degli ultimi, dei luoghi appartati e delle piccole storie quotidiane.

Michele Pellegrino, Baiardo, 1969 © Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo

È scomparso da pochi giorni, a 92 anni, Michele Pellegrino, uno dei grandi fotografi della provincia di Cuneo. Per oltre sessant’anni ha raccontato attraverso le sue immagini il mondo degli ultimi, dei luoghi appartati e delle piccole storie quotidiane, con uno sguardo umano e partecipe capace di trasformare il silenzio in racconto e di trovare, nelle cose più semplici, quella meraviglia spesso invisibile ai nostri occhi.



Racconti umili, tra voci e silenzi

a cura di Lara Ungherese

Al giorno d’oggi siamo abituati a guardare lontano per ricercare il meraviglioso e percepire l’ormai rara sensazione di sorpresa. Cerchiamo punti per evadere rifugiandoci nell’idilliaco e nella nitidezza di volti e situazioni già note e radicate da tempo nell’immaginario collettivo. Tuttavia, basta un semplice cambio di prospettiva per scoprire realtà rimaste quasi sempre nell’ombra seppur paradossalmente così vicine a noi.

Dal noto si fa un salto nell’ignoto. Ed ecco che emerge pian piano il mondo degli ultimi, dei vinti e di chi ha sempre vissuto ai margini della storia e della vita stessa; il mondo dei paesaggi remoti, dei luoghi da sempre inaccessibili e dei retroscena.

Ed è proprio di questo che ha sempre voluto parlare Michele Pellegrino attraverso le sue fotografie.

Tutti i suoi scatti infatti superano ogni tipo di tecnicismo per trasformarsi in un dialogo naturale e continuo di luci e ombre, pace e tormento.

Nulla è costruito, tutto sta nel saper cogliere l’attimo favorevole, affidandosi completamente allo spontaneo susseguirsi di eventi e imprevisti e agli spiragli di luce che dolcemente rivelano persone e luoghi rimasti sempre nel buio.

La fotografia dunque come disse lo stesso Pellegrino: “è un linguaggio per raccontare storie”, storie che parlano semplicemente di vita, narrate sempre con lo sguardo umano e familiare di colui che vuole trasmettere un messaggio e creare opportunità per scoprire e ricordare.

Nel suo caso le storie iniziano a prendere forma dal 1967, all’età di 33 anni quando da autodidatta, osservando prima i lavori dei grandi fotografi americani e europei, impara ad usare la macchina fotografica e a cogliere attraverso l’obiettivo il mondo a lui vicino e da sempre conosciuto: quello della montagna.

Tra i suoi lavori principali troviamo infatti  “Esodo” nel quale si percepisce il profondo legame con la sua storia personale e con sincerità ci svela tra ritratti, momenti conviviali e quotidiani e lavoro, le diverse sfumature della vita sulle montagne cuneesi, raccontandoci di un mondo faticoso e ruvido, di chi resta e di chi invece se ne va, come negli anni ‘70 con il grande spopolamento di quelle terre, ma anche di chi nonostante tutto è subito pronto ad aprire la propria porta, affidando la propria storia. 

Parlando invece di una montagna più rurale, priva della presenza dell’uomo troviamo “Le nitide vette” e “Langa”, immagini solenni e profonde che mostrano tutta la grandezza della natura e il legame con la terra, rappresentando inoltre un elogio poetico e pacifico al silenzio.

Come anche in “Visages de la contemplation”, che racchiude gli scatti realizzati dopo innumerevoli tentativi nei conventi di clausura nei quali il silenzio viene rispettato ma riceve anche una voce  e “Scene di matrimonio”, immagini che con ironia mostrano tutti i retroscena e le situazioni meno ufficiali colti durante i matrimoni.

Seppur differenti ognuna di queste fotografie ci mostra quanto spesso l’essenziale si possa trovare nelle piccole cose e nel dare valore a ciò che per molti rimane invisibile.

E in questo che Pellegrino ha trovato il vero significato della fotografia: “scoprire che hai tolto dal caos quel piccolo particolare meraviglioso… non riesco a immaginare il mondo senza fotografia, tutto è fotografia.” 

In quanto quest’ultima rappresenta e rappresenterà sempre, anche oggi che questo grande fotografo ci ha lasciato, un atto d’amore.

© Michele Pellegrino

Per approfondire:
Le cose che nessuno guarda, l’intervista di Mario Calabresi a Michele Pellegrino, realizzata nel 2023.