LISBON STORIES

A distanza di un anno esatto dall’apertura di Atene, il progetto PLOTSI si avvicina alla sua conclusione con l’ultimo incontro previsto a Lisbona per il 15 e 16 giugno 2022

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Testo e foto di Matilde Castagna

Sull’onda lunga della grandiosa festa di Sant’Antonio da Lisbona, la città portoghese sta per salutare il prossimo e ultimo incontro del progetto PLOTSI in programma per il 15 e 16 di giugno. Si chiude così il primo ciclo di attività di peer-learning per l’inclusione sociale che ha visto protagonista l’Europa attraverso la partecipazione di Belgio (Memory Lab), Grecia (Karpos), Italia (Witness Journal), Spagna (UMA) e Portogallo (Sirigaita). L’ultimo meeting transnazionale in programma sarà interamente dedicato alla raccolta di frutti e strumenti elaborati in quest’anno di collaborazione e scambio reciproco d’esperienze e conoscenze fra i partner coinvolti; in particolare il risultato corale sarà tradotto in due vademecum fondamentali, che potranno essere messi a disposizione di tutte le organizzazioni europee operanti nel settore della formazione narrativa indirizzata a giovani migranti di prima e seconda generazione. Una matrice di competenze in una mano e una cassetta di strumenti di lavoro nell’altra, così ci immaginiamo il bagaglio condiviso da formatori, viaggiatori e narratori da qui in poi.

Ma prima dello spoiler finale e come in ogni storia che si rispetti, la memoria della straordinaria settimana di workshop all’Università di Malaga merita più di un flashback narrativo. A partire dall’illuminante incontro con Ruth De Frutos, giornalista e ricercatrice esperta di diritti umani e femminismo, nell’accezione più alta del termine che si possa considerare. Attraverso i progetti di LEMA (Learning From The Margins / Imparare dai margini, un Erasmus+ che raccorda le problematiche di inclusione appartenenti a tutti i giovani migranti in città europee) e la sua partecipazione al giornale andaluso La Poderío, una pubblicazione autonoma di stampo ecologico e femminista, Ruth è stata la prima di molte voci giovani e forti che si sono fatte sentire. Come lei e con lei, Amal, collaboratrice de La Poderío e giornalista ecologista resistente e indipendente, e Isabel Cadenas Cañón, giornalista e autrice di documentari video e podcast, che con il suo “De eso no se habla” (Di questo non si parla) ha toccato le sottilissime corde di un silenzio che può essere ad un tempo intimo, familiare, personale, ma dunque culturale e collettivo. E non si è trattato soltanto di amore al primo ascolto: tutte queste voci di donne insieme giovani, forti, indipendenti ed ecologiche, sono una speranza concreta perché il futuro possa scrivere e ascoltare storie di un’umanità finalmente diversa. Una speranza innanzitutto in un’informazione e un confronto differenti che in particolare come Witness Journal vogliamo condividere, quotidianamente.

Sul battere di una pioggia tanto attesa quanto ristoratrice, l’aula magna dell’Università di Malaga e i Professori e colleghi Concha Barquero e Alejandro Alvarado non si sono tuttavia limitati a stimolare ospiti e studenti attraverso la visione di documentari e audiovisivi a tema migrante e inclusivo, hanno assegnato anche i compiti…a casa: la loro. I partner partecipanti si sono così redistribuiti in più gruppi di lavoro, ognuno dei quali si è dedicato a una mappatura audio e visiva di vari aspetti della migrazione nella capitale principe della Costa del Sol. Malaga è infatti il porto di mare alle soglie del continente africano e in quanto tale da sempre luogo di arricchimento e caravanserraglio di culture e contaminazione. Estremo confine meridionale dell’Europa, le storie raccolte sono quelle dei suoi abitanti qui rappresentate dalle variegate realtà che le impersonano e se ne fanno portavoce.

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Eccoci allora, a distanza di un anno esatto dall’apertura di Atene, su una caravella per Lisbona. Per l’ultima tappa del viaggio, forse soltanto in apparenza.  Che ognuno sa ad ogni fine corrispondere un inizio e in ogni viaggio esserci lo spazio per ricominciare. Ancora niente di certo, ma sicuramente i cinque partner fondatori della prima fase di PLOTSI non sembrano avere l’intenzione di fermarsi qui. E quale miglior punto di ripartenza sulla mappa di Lisbona, città erede di generazioni di esploratori e viaggiatori leggendari? All’ombra di Belém, dalle terrazze dell’Alfama aspettiamo di festeggiare una nuova nave carica di umanità e scoperta.

Alla prossima ripartenza.