Livio Senigalliesi inizia il suo percorso nel fotogiornalismo alla fine degli anni Settanta, in un contesto italiano attraversato da forti tensioni sociali e politiche. Fin dagli esordi utilizza la fotografia non come semplice strumento descrittivo, ma come mezzo di indagine, capace di restituire complessità e contraddizioni della realtà. L’esperienza all’interno del collettivo legato al quotidiano il Manifesto contribuisce a definire un approccio rigoroso e impegnato, che negli anni Ottanta si apre progressivamente a una dimensione internazionale attraverso collaborazioni con importanti testate italiane ed estere.
È proprio l’urgenza di testimoniare i passaggi cruciali della storia recente a guidarlo verso alcuni dei principali scenari di crisi degli ultimi decenni. Dal Medio Oriente al Kurdistan, dalle due guerre del Golfo fino a contesti meno raccontati come Congo, Sudan e Kashmir, il suo lavoro si sviluppa lungo una linea coerente: documentare le conseguenze umane dei conflitti. Questa tensione lo porta anche a vivere in prima persona momenti chiave del Novecento: la Berlino divisa e poi riunificata, la Mosca dei giorni del golpe che segnarono la fine dell’Unione Sovietica, e Sarajevo durante l’assedio, condividendo la quotidianità della popolazione civile.
Nel corso degli anni segue tutte le fasi del conflitto nell’ex Jugoslavia e amplia ulteriormente il proprio raggio d’azione verso Africa e Sud-Est asiatico, affrontando temi legati a guerre, genocidi e crisi umanitarie. I suoi reportage in Palestina, Libano e Afghanistan si distinguono per un metodo che intreccia fotografia e osservazione antropologica, favorito anche dalla conoscenza delle lingue locali. Parallelamente, l’interesse per la memoria storica lo conduce a ritornare in luoghi simbolo come Vietnam, Cambogia e Hiroshima, dove raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti, costruendo narrazioni che mettono in relazione passato e presente.
Negli ultimi anni la sua ricerca si è concentrata su due direttrici principali: da un lato le vittime civili dei conflitti contemporanei, dall’altro le migrazioni forzate, seguite lungo le rotte del Mediterraneo e nei contesti di accoglienza italiani. A questa attività si affianca un impegno costante nella divulgazione, attraverso mostre, libri e progetti didattici rivolti alle scuole, con l’obiettivo di trasmettere strumenti critici per comprendere guerra, pace e informazione.
Dal 2024 collabora con la rivista di geopolitica Krisis.info, mentre dal 2026 è impegnato in un articolato progetto educativo presso il Liceo Classico Cairoli di Varese, dedicato al tema dei genocidi e al ruolo della fotografia nella loro documentazione. Il lavoro svolto con gli studenti, culminato nella realizzazione di un sito web, rappresenta un’estensione naturale del suo percorso: usare l’immagine come strumento di conoscenza e responsabilità, capace di formare uno sguardo consapevole sulle dinamiche, spesso semplificate, dell’informazione contemporanea.
WitnessJournal ha incontrato Livio in occasione della sua ultima mostra tenutasi presso il Museo della Guerra di Rovereto, “Diario dal fronte. Livio Senigalliesi 1991-2020” (dal 10 ottobre 2025 al 22 febbraio 2026), ricavandone una testimonianza particolarmente importante, in questi tempi, su cosa sia, davvero, la guerra.
