di Loredana De Pace | Studio CAOS
L’intervista a Joel Javier Luna Prado è un’anteprima del nuovo numero di Witness Journal n. 164, in uscita nei prossimi giorni, e segna anche l’avvio della collaborazione con la nostra rivista di Loredana De Pace, figura di riferimento nel panorama fotografico italiano, da anni impegnata nella promozione della fotografia d’autore e nella curatela di libri fotografici e progetti editoriali indipendenti. De Pace porterà uno sguardo ampio e consapevole sulla fotografia contemporanea, con particolare attenzione alla fotografia documentaria, alle pratiche ibride e ai linguaggi narrativi emergenti. Ha sempre lavorato nel dialogo tra autori, editoria e ricerca visiva, creando connessioni tra la fotografia e le sue forme più sperimentali, dalle fanzine ai progetti indipendenti. La sua esperienza arricchirà il lavoro della rivista con una visione critica attenta alle trasformazioni del linguaggio fotografico contemporaneo, tra produzione autoriale, autoproduzione e nuove modalità di racconto.
El Tetas
Fotografie di Joel Javier Luna Prado
Testo di Loredana De Pace | Studio CAOS

Joel Javier Luna Prado è un giovane fotografo peruviano che, con il progetto “El Tetas” è riuscito a trasformare una drammatica vicenda familiare in un’azione di perdono e redenzione. Lo ha fatto attraversando la storia di suo nonno, violento e alcolizzato, con la voce della sua “abuela”, la nonna, che ha saputo instillare un sentimento resiliente e amorevole. Presentato durante le letture portfolio online Descubrimientos PHe 2026, per PhotoEspaña, questo progetto dimostra come l’ibridazione del linguaggio sia adottata con efficacia anche in ambito reportagistico, raffinando la narrazione e allargando i confini della definizione stessa di reportage. Leggiamo cosa racconta l’autore.

Joel raccontaci, cosa è “El Tetas”?
“El Tetas” è un progetto visivo in cui mi immergo nel passato, nell’ultima fase della vita di mio nonno materno e dopo la sua morte. Utilizzo le foto di archivio di famiglia per mettere in luce la psiche di una memoria ferita e danneggiata a causa dell’alcolismo, degli abusi e dell’abbandono di mio nonno.
Per realizzare il progetto, iniziato nel 2022, ho impiegato tre anni; volevo costruirmi un ricordo di lui, dato che non era stato presente per gran parte della mia vita. Per lui, tutto ruotava intorno al lavoro nei campi e alle serate al bar, a bere.
Come ha reagito la tua famiglia e cosa ne hai ricavato tu, come loro nipote?
Mi hanno sempre sostenuto, persino mio nonno quando era in vita. L’abbiamo vissuta come una catarsi generazionale. Come nipote, sento di essere riuscito a trovare una chiave di lettura sulla violenza domestica e su cosa significhi affrontare una ferita che ha segnato tutti. Bisogna interrogarsi, riflettere su chi siamo come uomini per non ripetere ciò che abbiamo già vissuto.
In che modo il titolo “El Tetas” funge da provocazione semantica?
Il titolo deriva dal soprannome che mia nonna diede al nonno a causa di una relazione extraconiugale. Lo chiamavano “Quattro Tette” perché aveva a disposizione quattro seni: due della sua amante e due della moglie. Chiamarlo “El Tetas” era un modo breve ed efficace per evidenziare le sue azioni negative. Nelle foto rappresento le conseguenze di queste azioni attraverso collage, fotografie deteriorate e gli scritti di mia nonna sulle sue esperienze con lui.

Per quale ragione hai utilizzato una strategia visiva che va oltre l’aspetto documentaristico?
Non volevo rappresentare il dolore in modo esplicito – anche se a volte era necessario – quindi mi sono chiesto: come posso raccontare una ferita che è ancora in via di guarigione? Così ho combinato i due mondi, quello reportagistico puro e quello metaforico, simbolico.
Attraverso le tue immagini il lavoro elabora un concetto universale. Come si articola, in termini di costruzione narrativa e di coinvolgimento?
Ho costruito – insieme alla mia famiglia – un immaginario collettivo dedicato a mio nonno, raccogliendo aneddoti e storie che lo riguardavano e presentandoli attraverso una narrazione visiva tramite fotografie, collage, archivi fotografici e testi usati come immagini. Questo è anche un modo per elaborare il dolore familiare per la perdita di una persona cara che, nonostante tutto, conserva ancora un profondo affetto.
Hai partecipato al portfolio review Descubrimientos PHE 2026. Cosa ti ha dato questa esperienza?
Ciò che ho apprezzato al Descubrimientos PHEè stata l’opportunità di conoscere le diverse prospettive sul mio progetto da parte di spettatori di diversi continenti. Da come promuoverlo a come percepiscono il tipo di violenza che rappresento nella mia storia, è stato come assistere a incontri culturali tra diverse visioni attraverso la fotografia: qualcosa di nuovo per me, dato che ho condiviso il mio lavoro principalmente in America Latina, una regione con una forte presenza di questo tipo di narrazioni.

Joel Luna Prado vive e lavora a Lima (Perù). Il suo lavoro esplora le dinamiche familiari e la società peruviana. Ha studiato fotografia presso l’iPad Institute e la Scuola del Centro per l’Immagine. Attualmente frequenta il corso di narrazione visiva presso RIZOMA. Per fotografare, utilizza la fotocamera Fujifilm Finepix X10. I suoi progetti sono stati pubblicati a livello nazionale e internazionale; ha ricevuto diversi riconoscimenti come il primo premio nella categoria “Resignifying Archives” al POY LATAM (2025). È stato finalista al Premio del pubblico latinoamericano FELIFA (2025).
