di Lara Ungherese
G8 Genova 2001-2026 | Le mostre
Memorie cittadine, un percorso tra ferite e rinascita
Ogni cosa è destinata a mutare, nulla riesce a sfuggire alla interminabile forza del tempo. Città, cose, persone, tendono tutte all’evoluzione, mutano i propri volti e spesso si lasciano indietro le macerie del passato. Eppure, nonostante l’inevitabile cambiamento, qualcosa di indissolubile rimane, frammenti di memoria, racconti, tra alcuni palazzi si percepisce ancora il solenne respiro di chi custodisce il passato, di chi non vuole solo andare avanti ma vuole guardare anche indietro, per riflettere, per ricordare, per vivere.
E sono proprio questi spiragli di luce e queste persone i protagonisti delle mostre organizzate a Genova dal 4 al 21 luglio in occasione del venticinquesimo anniversario del G8 del 2001. In questa occasione i visitatori possono vivere un’esperienza collettiva attraverso linguaggi diversi tra i quali: fotografia, fumetto, documentazione e arte visiva, entrando in contatto con temi sempre attuali come la memoria, la tutela dei diritti umani, i movimenti sociali e le lotte contro le ingiustizie.
In particolare a Palazzo Ducale, grazie anche al sostegno del comune di Genova, sono state realizzate sei mostre, promosse dal Comitato Piazza Carlo Giuliani, Palazzo Ducale, Progetto Comunicazione e Prospekt:
- Al lavoro! Tutto cambia, cambia tutto! – Realizzata da Progetto Comunicazione in collaborazione con l’agenzia fotografica Prospekt e il comitato Piazza Carlo Giuliani. In mostra 150 scatti di grandi fotografi raccontano le lotte sociali per i diritti dei lavoratori e denunciano le diverse mancanze, criticità e contraddizioni del mondo del lavoro, generando una profonda riflessione anche grazie all’installazione dedicata alle morti sul lavoro: non sono bianche queste morti.
- Documenting life, death and resistance in Palestine – Questa mostra di più di 140 fotografie, presenta una selezione del lavoro del collettivo Activestills, incentrato sugli attacchi a Gaza e sul genocidio in corso. Presentando i Palestinesi non solo come vittime ma come individui e popolo capace di agire nella propria lotta politica e di resistere.
- Racconti dalla piazza del mondo – Fotografie di Luca Greco che con uno sguardo attento, mostrano attraverso punti di vista diversi, tra difficoltà, memoria e spiragli di luce e speranza, la realtà del Silos Kandwalla, della piazza a Trieste e delle azioni politiche e di solidarietà dell’associazione Linea d’Ombra.
- Essere protesta – Attraverso la selezione di fotografie che raccontano diverse proteste, Antony Risi vuole trasmettere il significato profondo di queste ultime ossia: quello di soddisfare il naturale bisogno di esprimersi e di sentirsi parte di una comunità. Ancora di più al giorno d’oggi, come sottolinea Amnesty International, in cui spesso la parola viene negata e prevale il silenzio.
- Quella notte alla Diaz – La mostra presenta una selezione delle tavole tratte dal Graphic novel di Christian Mirra, nel quale ripercorre in chiave autobiografica le vicende del luglio del 2001, partendo dall irruzione della polizia durante il G8, al ricovero a seguito del pestaggio e le successive vicende giudiziarie. Creando così un momento di memoria collettiva.
- Genova 2001: una ferita aperta – Mostra a cura di Giulio Di Meo, realizzata in collaborazione con il “Comitato Piazza Carlo Giuliani Onlus” e il “Centro di documentazione dei movimenti Francesco Lorusso-Carlo Giuliani”, sia a Palazzo Ducale che in Piazza Alimonda.

Progetto nato da un percorso che si è sviluppato a partire dal 2023 attraverso un workshop di fotografia sociale e documentaria che ogni anno permette a diversi fotografi di trasformare ogni scatto in un’opportunità per ricordare e per raggiungere nuove forme di consapevolezza, scoprire le memorie cittadine e notare come esse siano ancora vive nel presente attraverso manifestazioni, commemorazioni e nuove voci che si riconoscono nel messaggio che già i ragazzi del 2001 volevano trasmettere.
Piazza Alimonda per esempio è ancora un punto di riferimento per tutti coloro che scelgono di agire e lottare per i propri diritti.
La mostra dunque presenta una serie di fotografie realizzate dal 2023 al 2025 durante il workshop da Michele Abbatangelo, Marioluca Bariona, Laura Bertazzoni, Sofia Bocedi, Giulia Bonafede, Patrizio Broggi, Giulio Di Meo, Davide Gloria, Luca Greco, Michele Greco, Sebastian Liebentraut, Chiara Maisano, Ruggero Manzotti, Elisa Mapelli, Gianni Olivetti, Fabio Pelizzoli, Guergana Radeva, Doralice Renzi, Tatiana Seghi, Tania Taddei e Laura Trémoulet.
Attraverso le quali è possibile ripercorrere i luoghi più significativi delle proteste del G8 tra cui Corso Tolemaide, la scuola Diaz, la Zona rossa, Piazza Alimonda, la caserma di Bolzaneto, il carcere di Marassi e i tanti volti testimoni come la famiglia di Carlo e i giornalisti e vittime dei pestaggi Lorenzo Guadagnucci e Mark Covell.
I visitatori inoltre possono portarsi a casa gli scatti in forma di cartolina, creando così un momento di condivisione ed educazione all’immagine, nel quale ognuno, scegliendo lo scatto, diventa custode e testimone di una piccola parte di storia, permettendogli di resistere nel tempo.
In conclusione nelle giornate del 20 e 21 luglio, presso il liceo Statale Sandro Pertini (ex scuola Diaz), sono state realizzate due mostre:
- Days of G8: The Diaz – Mostra a cura di Mark Covell e Giulio Di Meo, nata come un dialogo tra la testimonianza personale, resa per la prima volta pubblica di Mark Covell, le foto tratte dall’archivio di ponti e di Indymedia e altre personali che documentano gli anni dei processi; e le fotografie di Giulio Di Meo e dei suoi allievi.
- R-esistenze – Organizzata in collaborazione con il comitato Carlo Giuliani, la mostra di Giulio Di Meo racconta i tanti volti, i luoghi e le comunità che hanno scelto di resistere, difendendo i diritti fondamentali e proteggendo i propri valori e ideali. I luoghi ritratti sono molteplici tra il Monte sole, portella della ginestra, Cinisi e Genova, le favelas brasiliane, i campi Saharawi, le montagne curde, gli accampamenti MST e le campagne cubane. Ma in tutte si può parlare di aree geografiche della Resistenza e della speranza dove si è creata una memoria civile che porta ad andare oltre i confini, a conoscere e a riconoscersi nell’altro.
Questo ci dimostra ancora una volta quanto la fotografia possa diventare un momento di partecipazione, una scelta, una testimonianza che permette di ricostruire dalle ceneri un futuro più consapevole.

