a cura di Lara Ungherese
Fotografia, migrazioni, memoria e resistenza si incontrano a Fiorenzuola d’Arda per la Festa Multietnica 2026. Dal 6 al 13 settembre, una settimana di incontri, arte, musica e condivisione mette al centro le storie delle persone e delle comunità in movimento. Tra le iniziative, il concorso fotografico “Comunità in movimento” e due mostre che, attraverso lo sguardo dei fotografi, raccontano percorsi di migrazione, inclusione e le ferite ancora aperte della guerra.
Fiori di speranza, storie di incontri e nuove possibilità
Partire, una decisione pensata, sofferta, necessaria.
Il migrante non è solo colui che si sposta, ma colui che lascia una parte di sé che deve ritrovare o ricostruire in una nuova realtà.
Memorie, identità e relazioni sono in continuo mutamento, attraversano il mare delle incertezze e delle novità. Bisogna creare nuove radici, essere pronti ad aprirsi a diversi orizzonti, vivere tra il passato e un presente ancora da scoprire, senza dimenticare, senza perdersi.
Ma ecco che tra i deserti di rischi e di paure, emergono piccoli germogli, memori del duro inverno ma pronti a crescere rigogliosi. Sono tutti i sorrisi, gli sguardi e i gesti di coloro che continuano a sperare, che non si arrendono e che ritrovano nel cambiamento un’opportunità d’incontro.
Si parla di persone che non si limitano a guardare ma che tendono una mano, ascoltano e condividono. Di scelte consapevoli e proattive orientate alla costruzione collettiva e al riconoscimento della diversità come valore.
Sono proprio questi ideali e obiettivi ad essere alla base della Festa Multietnica di Fiorenzuola d’Arda, organizzata dal 6 al 13 settembre, nella quale cibo, incontri, arte e musica si fanno portatori di racconti e messaggi di pace, creando momenti di condivisione e di memoria comune, attraverso svariate attività.
In particolare, all’interno del programma rientra il concorso fotografico: “Comunità in movimento, migrazioni in Italia storie di arrivi, trasformazioni e appartenenze”. L’obiettivo è quello di creare una linea narrativa e fotografica che possa parlare delle tante migrazioni che attraversano il nostro paese, offrendo nuove prospettive sulla tematica. I racconti per immagini, mostrano infatti le diverse sfumature e aspetti delle migrazioni che vanno ben oltre la concezione limitante di spostamento e ci parlano di comunità, memorie e opportunità.
Ne è un chiaro esempio il progetto vincitore di Giorgia Longo: “Scioparac” che rimarrà esposto al pubblico per tutto il mese di settembre presso la Chiesa della Buona Morte a Fiorenzuola d’Arda.
Valutato e selezionato da:
- Maurizio Benenati – festival fotografia etica di Lodi
- Giulio Di Meo – fotografo
- Sergio Ferri – fotografo
- Erika Soligno – founder di Luce Nuova Fotografia Italiana
- Marco Trulli – responsabile cultura ARCI nazionale
- Elena Coperchini – Festa Multietnica
- Dario Marini Ricci – Festa Multietnica
Le sue fotografie, con uno sguardo delicato e attento, offrono infatti ai visitatori l’opportunità di scoprire storie di resilienza, inclusione e trasformazione che partono dai dolci sguardi e gesti spontanei e fraterni dei bambini.
Dal 5 al 27 settembre al centro culturale Braibanti è inoltre visibile un’altra mostra:“أشباح (Fantasmi), gli occhi della resistenza, viaggio nel Libano sotto attacco israeliano”. In essa le fotografie del fotoreporter Alessandro Cimma e del fotogiornalista e documentarista Giovanni Spreafico ci parlano degli aspetti invisibili della guerra, delle sensazioni, dei paesi e dei cuori devastati e di tutti quei fantasmi che si insinuano nel quotidiano.
Fantasmi, polveri, macerie e boati lontani resi visibili solamente ad atto compiuto, tutto ciò che in vita si è deciso di non mostrare riemerge infatti con la morte, generando echi che rimangono impressi nella memoria e rimarcano le Cicatrici di quindici anni di guerra fratricida e settaria in medio oriente.

Due mostre diverse ma complementari, che mettono al centro la necessità di non voltarsi dall’altra parte. Attraverso il potere delle immagini, i visitatori e la comunità stessa si ritrova e si riconosce nell’altro, dimostrando che anche di fronte alle fratture della storia e ai percorsi della migrazione, l’arte e l’incontro rimangono gli strumenti più forti per coltivare nuovi fiori di speranza.
Qui il programma completo della Festa Multietnica 2026
