A Trieste la solidarietà è indagata

Lorena e Gian Andrea, dell’associazione Linea d’Ombra di Trieste, sono sotto accusa per reato di solidarietà. Gian Andrea, docente di filosofia in pensione, ha creato due anni fa alla l'associazione di volontari Linea d'Ombra, punto di riferimento nell'accoglienza ai profughi che percorrono la "rotta balcanica".

A Trieste la solidarietà è indagata

Testo e foto di Massimo Schneider

Il 23 febbraio la Digos ha fatto irruzione a casa di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, due attivisti molto noti, presenti ogni giorno in piazza Libertà assieme agli altri volontari di “Linea D’Ombra”, la Onlus che hanno fondato, per fornire una prima assistenza ai migranti in transito sulla Balkan Route.

Hanno sequestrato computer e cellulari, notificando a Gian Andrea di essere indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Pare che l’accusa riguardi un fatto avvenuto nel 2018: aver ospitato a casa per una notte una famiglia curda.

Sono segnali inquietanti che arrivano dalla città all’estremo nord-est italiano. Segnali che rimandano a brutti ricordi del ventennio: mai dimenticare che proprio qui furono proclamate le leggi razziali.

Succede infatti a Trieste che ad un consigliere comunale viene consentito di lanciare volgari strali omofobi e razzisti con cadenza quasi settimanale. All’altro opposto invece si indaga chi, senza chiedere niente in cambio, offre ogni giorno il suo tempo per accogliere i migranti che sono riusciti a superare il “Game” (la violenta caccia all’uomo della Polizia croata) e i respingimenti illegali della Polizia di frontiera italiana. Ed è bene sottolineare che quella offerta è una prima assistenza che nessuna istituzione locale si è mai preoccupata di offrire.

La solidarietà umana – per ogni essere umano -, a Trieste, non sembra essere bene accolta.

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