Witness Journal 72

In questo numero di WJ si parla di: nomadismo, Europa, Grecia, Mani, pastorizia, Kobane, Siria, guerra, ISIS, Brasile, costume, società, Francoforte, BCE, proteste, G8, Indonesia, malattia mentale, Grecia, crisi, arte, cultura, migranti, memoria, URSS, Germania e Berlino

WJ72 cover | Fotografia di Lianne Milton
WJ72 cover | Fotografia di Lianne Milton

Quale Europa

La lunga crisi che ha segnato gli ultimi 8 anni ha forse iniziato la sua parabola conclusiva o almeno questo è l’augurio che ci facciamo tutti, alla luce di alcuni fattori macroeconomici. Come dopo una grande battaglia, sul campo restano i segni prodotti dalla crisi economica anche se sono assai diversi a seconda delle aree dell’Europa che si osservano. La Grecia, la nazione in cui, ironia della sorte, è nato il mito di Europa, è il Paese che ha pagato il contributo più alto al punto che, vista da Atene, la fine di questo decennio terribile non si scorge nemmeno all’orizzonte. Lo stato sociale è ormai un lontano ricordo, la povertà ha raggiunto livelli record al pari della disoccupazione e tutto questo anche grazie a una cura “sbagliata”. Dati alla mano i sacrifici imposti dalla Troika, non solo non hanno prodotto i risultati di bilancio previsti, ma hanno di fatto generato una vera e propria spirale involutiva con effetti devastanti sulla società e i cittadini, lasciando in eredità ai greci un Paese che ora è ancora più difficile da rimettere in moto economicamente, oltre che dilaniato dal punto di vista sociale e politico.
Detto che, esattamente come nel nostro Paese, le responsabilità di questo stato di cose va imputata innanzitutto a chi per decenni ha gestito i conti pubblici facendo finta che la crescita del deficit non sarebbe diventato prima o poi un problema con cui confrontarsi, è evidente che l’errore più grande è stato di natura politica. L’attuale modello di Unione Europea, esclusivamente tecnico-amministrativo e non politico, ha affrontato la questione Grecia e più in generale l’intera crisi, con i soli strumenti matematico finanziari, senza ricordarsi che l’economia è fatta sempre e comunque dalle persone. I cosiddetti falchi, ossia i rappresentanti dei Paesi più ricchi del Nord Europa, preoccupati dalla tenuta dell’Euro e delle loro economie non hanno saputo fare altro che proporre una ricetta economica in grado di rassicurare i mercati ma incapace di tenere minimamente conto degli effetti che avrebbe generato essa stessa sulla società. Politicamente parlando, a mancare è stato il concetto stesso d’Europa. Di questa storia triste, di cui occorrerebbe fare tesoro se si vuole davvero compiere un percorso che porti alla creazione di un soggetto politico europeo unico, ci restano tutto sommato poche testimonianze fotografiche di valore e certamente molto meno di quante ne produsse la Farm Security Administration durante la grande depressione americana. Ma a ben vedere anche questo è normale: gli Stati Uniti d’America esistono davvero, quelli d’Europa, solo a Piazza Affari.

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