Witness Journal 68

In questo numero di WJ si parla di: USA, riabilitazione, arte, scultura, alcoolismo, nazismo, persecuzione, ebrei, sterminio, italia, Peshmerga, curdi, guerra, siria, rom, firenze, zingari, nomadi, armenia, ex-urss, sardegna, minatori, protesta, carbosulcis, sciopero, lavoro, meridione, sud , periferie, palestina, territori occupati, bambini, ong, WPO, moldavia, badanti e povertà

WJ68 cover | Fotografia di Myriam Meloni
WJ68 cover | Fotografia di Myriam Meloni

Grazie per il #Dysturb

Pierre Terdjam e Benjamin Girette sono due fotogiornalisti francesi che qualche mese fa hanno ritenuto fosse giunto il momento di fare qualcosa per reagire alla crisi editoriale che da tempo rendeva molto difficile la pubblicazione dei loro servizi. Dopo l’ennesimo rifiuto, sono passati all’azione e con l’aiuto di altri colleghi hanno stampato una serie di gigantografie di immagini fotogiornalistiche che, nottetempo, hanno affisso su alcuni muri del Marais, uno dei quartieri più alla moda di Parigi. Così è nato Dysturb, un progetto che dopo la grande attenzione suscitata in Francia, ha varcato i confini transalpini per arrivare fino al Warm Festival 2014 di Sarajevo. Sui muri bosniaci è apparsa tra le altre, l’immagine di una donna centrafricana che si dispera al funerale di un soldato, corredata da una breve didascalia a firma di Camille Lepage. Un omaggio alla fotoreporter ventiseienne che era rimasta uccisa solo tre settimane prima al confine tra Centrafrica e Camerun, mentre raccontava una delle tante guerre dimenticate. Ma cosa è Dysturb e soprattutto dove vuole arrivare? Per prima cosa, a giudicare dalle reazioni delle persone a Parigi, Lione e Sarajevo, è innanzitutto un ottimo modo per fare fotogiornalismo, per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica, saltando a piè pari la questione dei giornali e della loro crisi. È anche un modo, provocatorio forse, per ridare dignità alla fotografia, sempre più spesso trattata dall’editoria come orpello decorativo, senza che ne venga riconosciuto il reale valore in termini di informazione. Dysturb, oggi, non ha arrestato la sua corsa e anzi, dopo un passaggio ufficiale a Perpignan, prosegue la sua espansione attraverso un sito che promuove il progetto e ricerca adesioni e fondi anche su un piano internazionale, così da poter raggiungere il maggior numero di Paesi possibili. Detto che il progetto dovrà prima o poi trovare un modo per diventare legale, magari concordando con i comuni tempi e luoghi delle affissioni, siamo convinti che anche a Roma o a Milano sarebbe più utile, bello e stimolante passeggiare per strade tappezzate di grandi fotografie capaci di informarci piuttosto che passare indifferenti davanti a muri anonimi o coperti da tag senza senso. Non lo pensate anche voi?

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