Un anno di Casa Jannacci #1

Raccontare il civico Ortles 69

di Nicola Sacco e Alessio Chiodi / Foto di Isabella Balena,
Alessandro Barile, Diego Cantore,
Alessio Chiodi, Andrea Mancuso,
Marina Mussapi, Nicola Sacco
e Paola Tarroni

 

Macchine alla mano, occhio attento e orecchie dritte. Discrezione, empatia e curiosità. Quando si parte con un progetto fotografico sul tema dell’assistenzialismo sono necessarie, di base, queste qualità. Poco importa la provenienza del soggetto ripreso, tu sai che ha una storia alle spalle, anche dolorosa, e ci vuole tatto. Witness Journal ha avviato un progetto di questo tipo. Entrare in contatto con persone bisognose che hanno trovato ricovero nella Casa dell’accoglienza Enzo Jannacci di Milano, zona Brenta per raccontare le loro storie. Un lavoro multimediale portato avanti in punta di penna e attraverso gli scatti fotografici. L’opinione comune, a volte, si ferma alla porta d’ingresso di questi istituti di accoglienza. Non ci sono solo ricoveri e pasti caldi. Vengono organizzati corsi di lingua per gli stranieri, concerti, campionati di calcio, laboratori didattici. Perché il tetto sopra la testa serve a poco se poi, sotto quel tetto, non ci si può vivere. Si deve integrare chi integrato non lo è mai stato o chi lo è stato ma non lo è più. Serve fare comunità, insomma. Per questo Witness Journal ha fatto quel passo in più dentro le quattro mura di via Ortles 69. Per raccontare, semplicemente…attraverso un diario

L’assistenza milanese

Fin dal Medioevo la città di Milano ha prestato attenzione ai problemi dei meno abbienti attraverso la costituzione di “opere pie”, ossia istituzioni con obiettivi (tra i vari) che oggi definiremmo sociali. Sarò poi la legge Crispi del 1890 a dare una definizione più chiara: “offrire assistenza ai poveri, tanto in stato di sanità quanto di malattia, di procurarne l’educazione, l’istruzione, l’avviamento a qualche professione, arte o mestiere, od in qualsiasi altro modo il miglioramento morale ed economico”. I “pia loca” e gli “hospitalia” di Milano costituiscono una rete con autonomia amministrativa e vengono finanziati attraverso i lasciti delle famiglie patrizie milanesi. Il primo novembre 1884, per iniziativa dell’editore Edoardo Sonzogno, si inaugurano a Milano, nel quartiere di Porta Vittoria, gli asili notturni “Lorenzo e Teresa”, intitolati alla memoria dei genitori del benefattore. La realizzazione del ricovero è motivata dal desiderio di rispondere in modo concreto al dilagante problema della mancanza di alloggi a favore delle classi popolari, fenomeno fattosi particolarmente preoccupante verso la dine del XIX secolo e aggravato dall’afflusso in città di migranti in cerca di lavoro. Agli asili notturni si aggiunge nel 1905 la costruzione di un altro ricovero notturno, quello dedicato a G. Levi, costruito nel quartiere Vigentino. Sarà poi verso fine ‘800 che la legge Crispi avvierà un processo di laicizzazione delle opere, fino ad arrivare nel 1937 alla creazione dell’Ente comunale di assistenza (Eca). In questo modo lo Stato diventa proprietario di tutti i beni, funzioni e personale dei vecchi istituti ormai sciolti. La situazione è rimasta invariata fino al 1977, quando sono i Comuni a prendere in mano la gestione degli Eca. Tuttavia qualcosa è rimasto. Ora questi istituti vengono chiamati Casa dell’accoglienza, ma hanno la stessa missione del passato. Il nome è cambiato, ma la sostanza è rimasta invariata.

Via Ortles 69

La Casa dell’accoglienza di viale Ortles 69 accoglie quotidianamente 478 persone. Seicento durante il piano antifreddo, un servizio che viene attivato da metà novembre a fine marzo, quando il gelo morde all’ombra della Madonnina con il rischio di mietere vittime. La Casa, che dal 2014 è stata intitolata all’artista meneghino Enzo Jannacci, offre accoglienza temporanea a persone adulte in difficoltà, in grave stato di bisogno, prive di dimora e senza mezzi economici per procurarsela. Non serve il passaporto. L’accoglienza è rivolta a persone di tutti i sessi, italiani, stranieri o apolidi. Ci sono ovviamente dei requisiti. Bisogna per esempio essere maggiorenni, con un reddito non superiore al “minimo vitale” e dimostrare di non possedere proprietà immobiliari. All’interno dello spazio gli ospiti possono guardarsi una partita di calcio nelle sale soggiorno, navigare in internet o leggere qualche libro nella biblioteca. La casa offre anche servizi socio-educativi, di assistenza medica e infermieristici.

Il diario 2018

Questa rubrica vuole portare il lettore all’interno della comunità. Eventi, persone, storie personali. Il gruppo di lavoro di Witness Journal ha seguito le attività di Casa Jannacci lungo tutto il 2018 per raccontarne la vita per aprire le sue porte a tutti. Di seguito una gallery di alcune foto che verranno riproposte negli articoli che verranno pubblicati durante tutto il mese di dicembre

Le persone

In un anno di lavoro si incontrano molte persone. Ospiti, semplici passanti, personaggi dello spettacolo o della politica milanese che si danno da fare nel mondo dell’accoglienza e dell’integrazione.