San Cataldo e la città vecchia

Taranto è il luogo del suo territorio, un territorio che è espressione del tempo, un territorio che è appartenenza, un territorio dell’anima e della storia.

Foto di Angelo Palmisano
Foto di Angelo Palmisano

Workshop di Fotografia Sociale

08-09-10 maggio 2015 | Taranto

Workshop organizzato da Witness Journal e tenuto da Giulio Di Meo e Cosimo Calabrese.

“Cataldo, recati a Taranto, ove la Fede predicata dal mio primo Apostolo Pietro sta in pericolo di perdersi del tutto. Ti costituisco perciò Pastore di quei popoli senza guida. Alle tue cure raccomando la Chiesa Tarantina: Vade Tarentum!”

Queste, secondo la tradizione e la narrazione, sarebbero le parole che Dio pronunciò all’irlandese Cataldo, quando gli apparve in Terra Santa, chiedendogli di evangelizzare quella città adagiata sulle rive ioniche della Magna Grecia, quella città dove la fede languiva. Cataldo eseguì l’ordine, e così, da allora, la città ebbe il suo Santo e un pezzo di “cielo d’Irlanda” sopra la sua testa.

Perché scegliere di fare un workshop fotografico a Taranto? E perché scegliere di farlo proprio durante i giorni della festa del Santo Patrono?

Taranto è una parte di un Sud, quello che per alcuni è niente, quello che per altri è “molto” più di niente, dove il “molto” non è altro che un vecchio orco fumantino dormiente di notte, ma vivo di giorno. Ma Taranto non è una città d’acciaio. Non è solo un “campo d’inquinamento”. Non è neanche solo la città delle raffinerie e dell’Arsenale Marittimo della Marina.

È anche questo, ma c’è dell’altro. E su quest’altro che abbiamo voluto puntare il nostro obiettivo.

Foto di Pietro Rizzo
Foto di Pietro Rizzo

Innanzitutto Taranto è storia che affonda le sue radici nel 706 a.C. e che si riconosce in quei figli delle vergini, i Partheniai, quei bambini nati dalle donne spartane durante l’assenza dei mariti impegnati nella guerra messenica.

Taranto è il luogo del suo territorio, un territorio che è espressione del tempo, un territorio che è appartenenza, un territorio dell’anima e della storia.

È la città intesa come rapporto fisico con l’esistente; le strade del Borgo come metafora di un tracciato che indica un viaggio. Il tutto in un intreccio in cui la tradizione rievoca il suono della memoria che incontra il presente.

Questo abbiamo voluto raccontare attraverso gli scatti mutuati dai nostri sguardi.

Questo ci ha raccontato la gente della città dei due mari: la voglia di scendere in strada per affidarsi, per sperare, per credere e per far festa. Con il vestito migliore. Il più leggero. Il più pulito.

E poi la necessità di condividere per sentirsi meno soli in una città di contrasto; una città che ha bisogno di tutto quel nero per accorgersi di tutto il suo bianco.

Forse.

Grazia Napoli

Fotografie di: Pierfrancesco Lafratta, Grazia Napoli, Angelo Palmisano, Angelo Palumbo, Pietro Rizzo, Jean-Michel Rosaz, Giovanna Sodano.