Red Water

Brasile: ancora gravissima la situazione a 4 mesi dal disastro ambientale più grave mai affrontato dal paese.

Foto di Gianni Olivetti
Foto di Gianni Olivetti

Il 5 novembre 2015 alcune dighe situate nello stato di Minas Gerais, contenenti milioni di metri cubi di fanghi ferrosi contaminati da metalli pesanti, generati da lavorazioni minerarie, sono crollate, seppellendo città, fiumi, foreste, causando morti, creando uno dei peggiori disastri ambientali nella storia del Brasile. Partendo da Linhares, città del confinante stato di Espirito Santo, situata a circa 600 km dal luogo del disastro, a distanza di 4 mesi, nel marzo 2016, ho fotografato il fiume Rio Doce, il rio Pequeno (suo affluente), e la cittadina costiera di Regencia, situata alla foce del medesimo fiume. Risultato? Fiumi e oceano di uno psichedelico colore rosso/arancione, dovuto ai metalli (ferro, cromo, piombo, arsenico ecc.) contenuti nell’acqua, comunità, ambiente ed economia in ginocchio: pesca vietata turismo inesistente. Le solite menzogne rilasciate da questa potente multinazionale, (ricordo il nome: SAMARCO, controllata dalla brasiliana Vale e dalla anglo-australiana BHP Billiton) sia sull’entità del danno che sui risarcimenti alle comunità locali, piani di risanamento ambientali ed economici più volte rigettati dal governo brasiliano perchè ritenuti insufficienti. Poi? L’impressione è che si aspetti solo che il tempo passi e che tutto cada nel dimenticatoio, che altre notizie “conquistino” l’attenzione dei media.

Testo e foto di Gianni Olivetti