Fotoromanzi senza lacrime.

Giovedì, 20 settembre 2018, alle ore 17, presso la Sala Agnelli della Biblioteca Comunale Ariostea a Ferrara, in via Scienze 17, ritornano per l’ultima volta, le conversazioni de IL PRESENTE REMOTO, sviluppate da Roberto Roda per il Centro Etnografico Ferrarese.

Fotoromanzi senza lacrime.
fra arte ed eroine mascherate.

Una conversazione e due libri fotografici, per sorridere con…serietà.

 

Giovedì, 20 settembre 2018, alle ore 17, presso la Sala Agnelli della Biblioteca Comunale Ariostea a Ferrara, in via Scienze 17, ritornano per l’ultima volta, le conversazioni de IL PRESENTE REMOTO, sviluppate da Roberto Roda per il Centro Etnografico Ferrarese.

Il tema della conferenza riguarda una particolare forma di comunicazione verbo-visiva, quella dei fotoromanzi non sentimentali e sperimentali (per l’appunto i “fotoromanzi senza lacrime”) che ebbero il loro più interessante sviluppo fra gli anni sessanta e settanta del Novecento e seppero configurare sia produzioni di tipo popolare sia artistiche. I fotoromanzi non sentimentali (polizieschi, gialli, horror, noir, fantascientifici) spesso contaminati in chiave sexy, accompagnarono la rivoluzione sessuale e, pure, furono negli anni in cui “l’immaginazione era chiamata al potere,” terreno di fertile sperimentazione estetica. In Francia fu il milieu parigino che gravitava intorno al Surrealismo a cogliere le possibilità artistiche del mezzo (Ado Kirou, Le Groupe Panique, Jerome Savary, Jean Louis Brau, Claude Palmer, ecc.). In Italia furono artisti come Augusto Sanchez Queirolo, Marco Rostagno, ma soprattutto Paolo Baratella e Bruno Vidoni a percorrere le strade del fotoromanzo artistico sperimentale. Si tratta di vicende spesso dimenticate, a cui il Centro Etnografico ha dedicato, negli anni, approfondite indagini.
Inoltre, nel 1966 sull’onda del successo dei fumetti neri (Diabolik, Kriminal…) le edicole italiane furono invase anche da cattivissimi eroi in calzamaglia, le cui avventure non erano disegnate ma fotoromanzate. Il più famoso fu Killing le cui storie, sceneggiate dallo scrittore Luigi Naviglio per l’editore Ponzoni, erano caratterizzate da narrazioni iperboliche, al punto da conferire a questi prodotti popolari un’aura fortemente “surreale”. Del resto le ricorrenti scene di costrizione che infarcivano i racconti di Killing erano chiaramente in debito sia con le produzioni di artisti dell’amour fou come Hans Bellmer sia con le produzioni “bizzarre” statunitensi (Irwing Klaw, Willie, Stanton) che in Europa e, pure in Italia, arrivavano tramite l’importazione di pubblicazioni francesi di editori fiancheggiatori del movimento surrealista come Jean Jacques Pauvert ed Eric Losfeld. L’avventura italiana di Killing durò circa tre anni, arrendendosi infine all’azione repressiva della magistratura, che procedeva a colpi di denunce, arresti, condanne e sequestri verso qualsiasi pubblicazione fosse, allora, in odore di trasgressione della morale ufficialmente imperante. In realtà Killing (la cui maschera a teschio si dice fosse stata realizzata dal ferrarese Rambaldi, futuro mago degli effetti speciali cinematografici e premio Oscar) fu esportato, con nomi diversi, in Francia, Turchia, Stati Uniti, America latina…. Nel 1971 le storie di Killing, furono tradotte in Argentina dalle Ed. Record. Il successo fu tale che la casa editrice buenaregna dovette realizzare nuove avventure con attori e registi locali, ma soprattutto si trovò nell’urgenza di esaudire una richiesta crescente e dovette varare nuove testate. Nacquero così altri fortunati personaggi come Yorga, l’uomo lucertola (la cui maschera si racconta fosse stata pure essa realizzata in Italia dal solito Rambaldi) ma soprattutto fu la volta di avvenenti eroine femminili con mascherina e leggiadri costumi, protagoniste di storie spionistiche (erano gli anni dei travolgenti successi al botteghino cinematografico dell’Agente 007).
Namur e Araña Negra, questi i loro nomi, furono efficacemente interpretate dalle belle attrici Gloria Gago e Linda Peretz.

La conversazione di Roda sui fotoromanzi non sentimentali ripercorrendo in dettaglio queste vicende poco note e analizzando i corto circuiti culturali e le osmosi che si produssero fra i linguaggi delle avanguardie artistiche e quelli della popolarità mediatica, servirà per introdurre al pubblico presente due libri fotografici, freschi di stampa.

-Le Ali di Ipnos di Bruno Vidoni

-Ofidia Nera. Il furto dei grimori vidoniani. Un fotofilm di Emiliano Rinaldi e Roberto Roda.

Entrambe queste iniziative editoriali sono state, durante l’estate, al centro di altrettante fortunate esposizioni in Francia ai Rencontres Internationales Photographiques de Serre et d’Olt, una delle più importanti manifestazioni transalpine dedicate alla fotografia.

Le Ali di Ipnos è un racconto fotoromanzato che l’artista Bruno Vidoni (Cento, 1930-2001) completò nel 1980 dopo avervi lavorato a più riprese dai primissimi anni settanta. Rimasto inedito sino a oggi, il foto-racconto vidoniano riemerge dagli archivi di Casa Vidoni accompagnato dagli appunti, dalle prove di sceneggiatura e dagli schizzi preparatori dell’artista. Nel racconto si assiste ad un intrigante gioco onirico dove nel sogno si materializzano personaggi che a loro volta sognano…
La cura filologica dell’edizione è di Emiliano Rinaldi e Roberto Roda, per il Centro Etnografico Ferrarese, che da diversi anni sta operando il riordino delle complesse produzioni vidoniane, attraverso una puntuale azione di studio e valorizzazione della figura dell’eclettico artista centese che, lo ricordiamo per inciso, fu attivo collaboratore dell’istituto ferrarese.
Il volume è pubblicato da Editoriale Sometti, Mantova (prezzo di copertina € 10,00) è promosso dal Centro Etnografico Ferrarese in collaborazione con i Rencontres Internationales Photographiques de Serre et d’Olt, con l’egida di Casa Vidoni.

Ofidia Nera e il furto dei grimori vidoniani è, invece, un divertente e divertito omaggio che gli autori (Emiliano Rinaldi e Roberto Roda, qui in veste non solo di studiosi di cultura iconica, mediatica e popolare, ma soprattutto di sceneggiatori e fotografi) dedicano alle eroine mascherate degli anni settanta. Ofidia Nera è infatti un fotoromanzo di spionaggio e avventure che richiama in vita proprio quei character.
Gli autori hanno incentrato la trama attorno ad alcune opere artistiche realizzate da Bruno Vidoni, aderendo ad un gioco creativo che l’artista centese aveva lanciato, ma dovuto interruppe prematuramente per il progredire del male che lo avrebbe condotto alla morte.
Questa la trama: la cattivissima (ma ovviamente avvenente) Shazane si è impadronita dei libri di magia dell’occultista Vidoni (sic!) per evocare presenze oscure e asservirle. La narrazione gioca sul fatto che l’artista centese realizzò davvero dei falsi grimori pseudo medievali. Ofidia Nera, ladra astuta e amabile spia è incaricata di rubare e neutralizzare i pericolosi codici. A complicare il tutto c’è anche una fotoreporter ficcanaso, Velda Argus, che ha deciso di porsi sulle tracce dei libri maledetti, sperando di realizzare uno scoop giornalistico. Non bastasse a intricare la vicenda ci sono un vulcano in eruzione, un’invasione aliena, animali preistorici e altre amenità…strampalate e pulp.
Ofidia è interpretata dall’antropologa milanese (qui prestata all’arte recitativa) Elettra Irene Borchi. La dark lady di turno, Shazane, ha le fattezze dell’affascinante Laura D’Angelo, mentre Velda Argus è interpretata dall’istrionica modella, musicista, fotografa e artista modenese Luna Malaguti. Nei ruoli maschili Enrico Spinelli è Henri de Spill, capo dei Servizi Segreti, il “ballerino” Damiano Varzella è uno stranito e ucronico soldato del Terzo Reich, arrivato dalla faccia nascosta della luna. Arricchiscono il fotofilm, con preziosi cammei, la modella di “Playboy” Ngok Phuong Ong e l’artista bolognese Distemper of Italy, mentre la creativa di origini tedesche Arnika Laura Gerhard firma, da par suo, trucco e parrucco delle protagoniste. Gran parte delle riprese sono state realizzate negli incredibili scenari “naturalmente artificiali” di RiminiRock a Covignano.
La trama e i dialoghi di Ofidia Nera sono stati inoltre concepiti come un divertente gioco dialogico ed intertestuale in cui il lettore è chiamato ad interagire e a riconoscere citazioni e spassosi rimandi alla narrativa di genere, letteraria, cinematografica e fumettistica.
Il volume è pubblicato e promosso da Editoriale Sometti, Mantova (prezzo di copertina € 13,00) con la collaborazione dei Rencontres Internationales Photographiques de Serre et d’Olt e di vari partner fra cui la Galleria d’Arte L’arche di St Geniez d’Olt, l’Associazione Bondeno Cultura, Casa Vidoni, ecc. I testi critici nel volume sono di Ferruccio Giromini e Angelo Andreotti.

Proprio ad Angelo Andreotti, saggista, critico d’arte e dirigente del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara, spetterà il compito di chiudere l’incontro con opportune riflessioni.

Questo del 20 settembre sarà l’ultimo appuntamento de IL PRESENTE REMOTO. Roberto Roda, ormai giunto al traguardo pensionistico, a fine settembre lascerà definitivamente il Centro Etnografico Ferrarese, presso cui ha operato ininterrottamente dal 1982, firmando ricerche etnoantropologiche, pubblicazioni, attività culturali ed espositive di spessore.

 

Comune di Ferrara
Centro Etnografico Ferrarese
Osservatorio Nazionale sulla Fotografia

Info: etnografico@comune.fe.it