Fascismo da campagna elettorale

L'onda nera che trova spazio là dove l'antifascismo sembra essersi adagiato

Torino, manifestazione di Forza Nuova

Ad una settimana dal voto cerchiamo di fare un punto su alcuni aspetti, comportamenti e azioni che hanno caratterizzato queste ultime settimane di campagna elettorale. Il riferimento è diretto ad un generale clima di tensione, violenza, verbale ma non solo,  e degrado politico culturale che sta connotando le pagine dei giornali, i talk televisivi e i comizi di piazza.

In queste settimane Witness Journal ha mantenuto una posizione tendenzialmente neutra sui programmi e sugli schieramenti, abbiamo commentato i fatti di Macerata, perché l’abbiamo sentito come un dovere e lo abbiamo fatto mentre si concludeva una delle nostre iniziative più importanti, Closer. Per il resto non siamo entrati nel merito delle proposte e neppure delle singole iniziative dei singoli schieramenti. Non è pigrizia la nostra e neppure distacco da certe tematiche, è una questione di ambiti e di competenze, che a noi piace rispettare e ci piace pensare che ognuno faccia il proprio mestiere nel modo migliore e nel proprio ambito di competenza. Però esiste un punto di caduta a tutto questo e una riflessione da fare, da cui non ci sottraiamo, non solo perché qualcosa abbiamo da dire, ma anche per senso civico e responsabilità intellettuale. La questione su cui vogliamo spendere qualche parola è la preoccupante risalita di un’onda nera che parla un linguaggio di violenza, di discriminazione, che assume comportamenti razzisti e giustifica i fatti come quelli di Macerata, come ha fatto Forza Nuova. Modelli culturali, comportamenti e posizioni politiche che si richiamano esplicitamente al fascismo. A tutto questo la politica tutta ha dato un segnale talvolta troppo timido, talvolta condizionato da calcoli elettorali, talvolta ha trattato con sufficienza certe posizioni, come a dire lasciamoli parlare tanto se la cantano e se la suonano. Come se richiamare le proprie comunità politiche ai valori fondanti di questa Repubblica fosse qualcosa di vetusto, come se non fosse il caso di scomodare vecchi adagi come l’antifascismo. Poi c’è stata la risposta di Macerata, bella, pacifica e giusta. Nessuno ci credeva, in molti hanno opposto il rischio per l’ordine pubblico, eppure a Macerata ha sfilato un pezzo dell’Italia antifascista, democratica e vogliosa di giustizia sociale. Sì è vero, sembrano termini fuori dal tempo, parole che talvolta si fa fatica a nominare perché appaiono pesanti, ingombranti, troppo importanti per essere richiamate. Eppure forse questo paese in questo momento storico ne ha molto bisogno.

Tutta questa leggerezza e la guerra dei posizionamenti che ne è scaturita ha semplicemente lasciato un vuoto ed in politica quando si lascia un vuoto, c’è sempre pronto qualcuno che cerca di colmarlo. Il vuoto è stato colmato dal confronto tra fazioni, lasciando fuori la società. Tutto inizia con Como, quando la sedicente associazione culturale veneto fronte skinhead, di matrice fascista, fa irruzione, come ai vecchi tempi, all’interno della sede di un’associazione che si occupa dei diritti dei migranti, poi Macerata e poi?

Poi succede che violenza chiama violenza se nessuno tappa quel buco con la politica, con le parole, con una costante presa di posizione antifascista. Quindi poi succede Bologna con gli scontri tra antifascisti e polizia, succede Piacenza, succedono i fatti di Palermo, che non sono giustificabili, succede la guerriglia urbana in pieno centro a Torino.

Ecco quando c’è un vuoto succede questo: il clima si infiamma, la pancia prevale sulla testa, la politica perde credibilità e margini di azione e quelli che hanno innescato questo clima rischiano di diventare le vittime.

Quello che succerà il 5 marzo è molto importante, qualunque sia lo schieramento che si andrà a sostenere. Ma è molto importante anche quello che succederà il 6 marzo e i giorni, le settimane e i mesi successivi. È importante anche nella misura in cui le forze politiche decideranno di recuperare il rapporto con i cittadini e da quale base culturale lo faranno: speriamo che quella dell’antifascismo e dei principi costituzionali non sia messa nuovamente da parte.

Pubblichiamo insieme a questo articolo una galleria di immagini di piazza, di scontri e di manifestazioni che hanno riguardato i fatti commentati nell’articolo.