La fotografia come strumento sociale

Un laboratorio di fotografia con Giulio Di Meo e Danilo Garcia Di Meo per persone diversamente abili, realizzato in una struttura residenziale a Cento.

Photo Icons, un laboratorio di fotografia che abbiamo condotto a Cento, nei pressi di Ferrara, si è sviluppato in una realtà speciale. Si tratta di una struttura residenziale per persone diversamente abili e queste persone sono state le singolari protagoniste del nostro laboratorio; insieme a loro abbiamo ripercorso la storia della fotografia e utenti, operatori e operatrici hanno accettato di essere modelli di una rivisitazione dei capolavori dei grandi fotografi dalla fine dell’ottocento ad oggi, scoprendo e valorizzando le proprie possibilità espressive e comunicative.

Il percorso che ho avviato nell’ambito di “Torno subito”, nella sua prima fase, ha visto la collaborazione con l’associazione di promozione sociale “Witness Journal”, che si occupa di fotografia sociale sul territorio nazionale e in molti altri Paesi.
Con workshop formativi e attività editoriali, WJ fa conoscere la fotografia come strumento di comunicazione, proponendo attività di formazione per migliorare capacità fotogiornalistiche e realizzare progetti con i territori, con l’intento di dare impulso a cambiamenti culturali profondi. Nel contempo, credendo fortemente nella fotografia come strumento di conoscenza, indagine e denuncia, l’area didattica di Witness Journal si propone di realizzare laboratori di fotografia partecipativa per raccontare diverse realtà, anche attraverso il coinvolgimento diretto delle persone che abitano i territori sui quali si sviluppa il lavoro.
A partire da queste premesse e dall’incontro con il presidente di WJ, Giulio Di Meo, che cura laboratori con bambini, adolescenti, immigrati e disabili, usando la fotografia per l’integrazione, mi sono inserito nei progetti a Bologna e dintorni dove, con Cooperative Sociali integrate con persone con disabilità, svolgiamo laboratori con gli utenti e restituiamo alla cittadinanza mostre e pubblicazioni dell’importante lavoro realizzato, attivando, in questo modo,  un circolo virtuoso nella comunità.Il laboratorio di fotografia che abbiamo condotto a Cento, nei pressi di Ferrara, si è sviluppato in una realtà speciale, anche nel suo nome, “Coccinella Gialla”; si tratta di una struttura residenziale per persone diversamente abili che “prende il nome dalla spontaneità dei bambini delle scuole medie locali, innamorati di un bellissimo insettino comunemente rosso o arancione ma che conosce alcune splendide rarità gialle; la coccinella, animale  naturalmente inclusivo, accetta per sua natura questo elemento straordinario nel gruppo. Nello stesso modo la residenza accoglie e sostiene al suo interno persone con disabilità”.

 

Ebbene, queste persone sono state le singolari protagoniste del nostro laboratorio; insieme a loro abbiamo ripercorso la storia della fotografia e utenti, operatori e operatrici hanno accettato di essere modelli di una rivisitazione dei capolavori dei grandi fotografi dalla fine dell’ottocento ad oggi, scoprendo e valorizzando le proprie possibilità espressive e comunicative.

Durante questo periodo, tra l’altro, con il gruppo di WJ a Bologna ho avuto la possibilità di contribuire all’organizzazione e alla realizzazione di diversi eventi promossi dall’associazione; un’importante occasione è stata quella della mostra dello storico fotoreporter palermitano Franco Lannino, primo fotografo a raccontare la strage di Capaci e la realtà della Palermo degli anni ‘90.

In sostanza, nell’ottica di  una valutazione in itinere di questa prima parte, è da considerare la sua rispondenza agli obiettivi del  progetto che ho proposto poco più di un anno fa e che è stato accolto dal programma Torno Subito: promuovere la fotografia come strumento ad azione sociale per stimolare trasformazioni,  coinvolgendo  luoghi in cui si fronteggiano e coalizzano interessi pubblici e privati, favorendo progettualità e pratiche  che possano indurre ad immaginare in modo anche diverso dall’attuale il contesto di vita partendo da storie personali e collettive differenti.

A conclusione di questa prima fase, sento di poter stimare che le sinergie che si sono prodotte lo hanno realizzato in modo più che soddisfacente.
Con lo stesso presupposto mi accingo ad avviare la seconda fase, che vede la restituzione sul territorio regionale del Lazio del percorso già sviluppato; la collaborazione con realtà impegnate  nello sviluppo di welfare di prossimità e nella costruzione di comunità attraverso servizi sociali e d’istruzione, mi fa ritenere che il lavoro che andremo a sviluppare insieme potrà avere ricadute altrettanto positive come già ha mostrato di saper dispiegare nell’esperienza della prima parte di questa incredibile avventura sperimentata grazie a “Torno subito”.

Danilo Garcia Di Meo