Closer 2019, ecco i vincitori

© Gianluca Uda
© Gianluca Uda

La top five

Di Alessio Chiodi / Fotografie dei vincitori

Sono stati 79 gli autori ad aver partecipato all’edizione 2019 di Closer per un totale di 93 reportage candidati. Alla fine l’hanno spuntata in cinque.
La giuria composta dalla Redazione di Witness Journal, dai curatori di QR Photogallery e dal responsabile cultura di ARCI Bologna, ha selezionato i cinque lavori che parteciperanno alla mostra collettiva prevista il prossimo marzo a Bologna. Sono, in ordine alfabetico: “Espinar Terra Spezzata” di Alessandro Cinque; “Globesity” di Silvia Landi; “La grande paura” di Filippo Massellani; “Born in Italy” di Carmela Sigillo; “Ferite” di Gianluca Uda.

Espinar Terra spezzata

Nel suo lavoro, Alessandro Cinque indaga sull’estrazione mineraria nella provincia di Espinar (Regione di Cuscu), in Perù. Il lavoro, però, non si sofferma sull’attività economica in sé, ma approfondisce le ricadute sulla popolazione locale di oltre trent’anni di attività estrattiva. La gente del luogo, che si sostenta soprattutto con l’agricoltura e l’allevamento, ha visto peggiorare sempre più la propria condizione di salute a causa di un impoverimento ormai diventato cronico. Nel 2006 la miniera di Tintaya viene acquistata dalla multinazionale Xstrata Cooper che nel 2013, si fonde con l’azienda svizzera Glencore dando vita ad un consorzio in grado di controllare l’intera catena di produzione, trasformazione, stoccaggio e trasporto di materie prime nell’intera America Latina. I fragili equilibri dell’area vengono meno. Il giro d’affari è immenso, ma se da una parte questa provincia contribuisce a rendere il Perù il secondo produttore mondiale di rame, zinco e argento, dall’altra cresce il disagio di intere comunità che devono convivere con la scarsità d’acqua (che serve in grandi quantità per l’attività estrattiva) e l’inquinamento del terreno.  

© Alessandro Cinque

Globesity

Non solo malnutrizione. Anzi, una parte dei Paesi (che siano essi a basso o alto reddito) sta assistendo all’aumento dell’incidenza dell’obesità. La stessa Organizzazione mondiale della sanità lancia l’allarme. Silvia Landi, con il suo progetto fotografico realizzato in Messico, Sud Africa, Brasile e Italia, sposta l’attenzione su un tema che è ancora troppo poco conosciuto. Oltre due miliardi di adulti e 41 milioni di bambini sotto i 5 anni sono sovrappeso o obesi, contro i circa 790 milioni di persone che soffrono di denutrizione. In sostanza non è solo questione di quantità, ma anche di qualità (scarsa) di cibo e di regimi alimentari che sono condizionati dalle disponibilità economiche delle famiglie o delle comunità.

© Silvia Landi

La grande paura

Nel lavoro di Filippo Massellani c’è rabbia. Quella strisciante, quella che si nasconde negli angoli bui d’Italia e si ingigantisce fino a partorire una classe dirigente che non lesina odio razziale. Il reportage è il risultato di tre anni di viaggio lungo lo stivale per fotografare comitati di cittadini che si mobilitano contro politiche pro-migranti o raduni di gruppi politici vicini all’estrema destra. Un itinerario, quello di Massellani, che ripercorre le origini dell’attuale torpore culturale e politico che sta vivendo l’Italia.

© Filippo Massellani

Born in Italy

Per certi versi il lavoro di Carmen Sigillo si colloca sul percorso già intrapreso da Massellani, raccontare l’Italia che cambia col vento della nuova politica. Carmen Sigillo è andata a Castel Volturno (CE) per vederci chiaro sulle vicende della squadra di giovani cestisti della TamTam Basket. In sostanza l’associazione sportiva è formata da ragazzi nati in Italia ma di origine straniera (prevalentemente, ma non solo, nigeriani e ghanesi) e secondo le regole imposte dalla Federazione italiana di pallacanestro non è possibile far giocare più di due over 13 di cittadinanza straniera per squadra nelle gare ufficiali. Si devono aspettare i 18 anni e il conseguente ottenimento della cittadinanza italiana. Un reportage, questo, che va oltre alla denuncia e si immerge nella quotidianità e nelle vite private dei ragazzi del coach Massimo Antonelli.  

© Carmen Sigillo

Ferite

Con il reportage di Gianluca Uda c’è un’immersione nelle baraccopoli di Nairobi, capitale del Kenya. Alcolismo, povertà, condizioni igieniche quasi inesistenti e malattie sono i temi ricorrenti nelle fotografie di questo lavoro. Gianluca Uda si pone come osservatore esterno di una collettività allo sbando, dove le donne sono costrette a prostituirsi, i bambini a fuggire di casa finendo a vivere in strada e gli anziani lasciati ai margini della comunità. Sono molte le organizzazioni non governative attive nell’area per portare soccorso, ma nonostante questo la condizione di vita negli slum kenyoti rimane critica.

© Gianluca Uda

La mostra di Bologna

L’edizione 2019 di Closer si svolgerà a Bologna da venerdì 8 a domenica 10 marzo 2019, come di consueto con un ricco programma di mostre collaterali, incontri e workshop. Sarà presto disponibile il programma definitivo.