21 marzo: Patrimonio Culturale

Giornata internazionale per l’eliminazione delle discriminazioni razziali

Oggi 21 marzo è la Giornata Internazionale per l’eliminazione delle discriminazioni razziali, è un giorno che ricorda il più grande massacro subito dai manifestanti sudafricani durante il regime dell’apartheid nel 1960 e ricordato come il massacro di Sharpeville.

Come redazione abbiamo sentito il bisogno di dare un contributo a questa giornata, non solo perché il ricordo e la memoria si praticano in modo attivo ma anche perché da sempre il nostro magazine e il nostro giornale sono schierati nel sostenere i racconti di chi denuncia la violazione dei diritti umani e fa della discriminazione razziale, sessuale, identitaria una forma di violenza verso gli altri.

A questo proposito è bene ricordare quanto ci dice l’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti: ‘ Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza’ e poi l’articolo 2, che rafforza questo concetto e ne estende anche il significato: ‘Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità’.

Sono concetti, affermazioni e pratiche che ritrovano oggi una potente quanto drammatica attualità: lo è stato e continua ad esserlo per la questione dei flussi migratori, via mare e via terra, per le condizioni di detenzione di questi nelle carceri libiche, lo è per tutte le minoranze che nel mondo vengono umiliate e violentate come di recente è stato per il popolo dei Rohingya, purtroppo continua ad esserlo a causa di quel vento nero, razzista e xenofobo, populista e sovranista che soffia in Europa di cui l’Italia non è una eccezione.

Tornano con meno vergogna i simboli nazisti del Terzi Reich, in prima fila le svastiche, tornano ostentati simboli del regime fascista e delle sue successive reinterpretazioni post moderne come Terza Posizione e Forza Nuova.

Di fronte a questo scenario vogliamo raccontarvi una piccola storia dal significato incredibile, è la storia del writer berlinese Ibo Omari. Proprietario di un negozio di colori per artisti di strada a Berlino, ha fondato l’associazione culturale di writers Die Kulturellen Erben (Patrimonio Culturale) che ha lo scopo di cancellare le svastiche presenti sui muri della città di Berlino. Il movimento #PaintBack  nasce quando un uomo entrò nel negozio di Ibo chiedendo una bomboletta per coprire una svastica disegnata su un muro. Questo gesto, di impegno civile e allo stesso tempo di decisa contrapposizione ai quei simboli nazisti vietati in Germania, colpì Ibo che decise con un gruppo di writers di lanciare un movimento che trasformasse, attraverso le tecniche della street art, le svastiche in opere d’arte. Qualcosa di più che cancellare in modo neutro e chirurgico il simbolo nazista, piuttosto un modo per dargli una vita nuova, diversa, migliore. Una sorta di trasformazione positiva, una nuova genesi, quella stessa rinascita che dopo la seconda Guerra Mondiale l’Europa fissò come obiettivo comune a tutti gli Stati.

Siamo andati in una ciclo officina di Torino, dove Ibo ha tenuto un incontro con alcuni cittadini e volontari di varie associazioni culturali ed ha spiegato loro il senso del progetto e come, tecnicamente, trasformare una svastica in un’opera d’arte urbana.

Dopo di che…via a cancellare le svastiche.